La ricerca e l’abduzione

Charles Sanders Peirce, in “Some consequences of four incapacities” (trad. it. “Alcune conseguenze di quattro incapacità”), sostiene che il motore che muove l’essere umano alla ricerca è il dubbio: è la situazione di dubbio che stimola nell’uomo l’attivazione di un processo psichico, il pensiero, con il fine di porre fine alla situazione di dubbio e ricreare una situazione di tranquillità e quiete.
Questo motore può essere inteso in tre modi:

1. come stimolo che viene dalla realtà, una cosa di cui bisogna occuparsi;
2. una passione soggettiva che viene da lontano, legata alle relazioni sociali del vissuto;
3. l’egotismo, la soddisfazione derivante dal far parte di un gruppo che si occupa di un certo oggetto.

Aggiunge poi che non esiste nell’uomo un processo psichico che abbia come obiettivo la conoscenza e che non sia di tipo inferenziale. Con inferenza è da intendersi un percorso logico compiuto dalla mente dell’uomo: si parte da un oggetto conosciuto e, utilizzando un passaggio intermedio, si arriva a carpire una nuova conoscenza, un oggetto prima ignoto.

Fondamentalmente nei suoi ragionamenti l’uomo utilizza tre tipologie di inferenze, ossia tre forme di argomentazione: l’induzione, la deduzione e l’abduzione.

In ambito semiotico l’importanza delle inferenze è legata all’interpretazione: “…le inferenze costituiscono la via maestra attraverso cui un’interpretazione prende forma, o attraverso cui un oggetto diventa prima segno per essere poi pienamente interpretato” (S. Zingale, Il ciclo inferenziale, p. 1).

La differenza tra i tre tipi di inferenza sta nel fatto che nell’in-duzione si va verso qualcosa e la conclusione che viene prodotta è una sintesi; nella de-duzione si proviene da questo qualcosa e la conclusione che si ottiene è una tesi; nell’ab-duzione si compie invece un movimento logico laterale o a ritroso (retro-duzione in questo caso) e la conclusione cui si perviene è un’ipotesi.

Nell’inferenza di tipo induttivo si utilizza una logica di tipo associativo: ricercando relazioni tra due eventi osservati, uno considerato causale e l’altro considerato come effetto del primo, si perviene ad una conclusione (sotto forma di implicazione del tipo se … allora) che si propone come legge o regola generalizzata. Tale conclusione è determinata dalla sintesi tra le due premesse ed ha valore probabilistico, dunque fallibile e da considerare vera fino a prova contraria.
 Un esempio di inferenza induttiva[1] è:

Caso: Ha piovuto

Risultato: Il terreno è bagnato

Regola: La pioggia comporta il terreno bagnato

La regola cui si perviene è però solamente probabile poiché il terreno potrebbe essere bagnato anche per altri motivi. Così, ad una prima fase di osservazione dei fenomeni di interesse, deve seguire la fase della sperimentazione, nella quale due oggetti di ricerca vengono messi in relazione, e, successivamente, quella della verifica, che ha l’obiettivo di controllare la validità delle procedure utilizzate e delle scelte fatte.

 Nella inferenza di tipo deduttivo si parte da un oggetto già conosciuto, una regola o legge, da cui si sviluppano, necessariamente, delle conseguenze. In questo caso è la premessa iniziale ad essere un’implicazione del tipo se… allora, e tale premessa si deve ripetere sempre con le stesse modalità: in sostanza deve essere considerata, o presunta, vera. Dunque da una premessa (legge) considerata vera, se si verifica un certo fenomeno e se viene condotto un ragionamento secondo una modalità “meccanica” corretta, allora ne deriva una conclusione certa.
 L’inferenza deduttiva ha questa sequenzialità:

Regola: La pioggia comporta il terreno bagnato

Caso: Ha piovuto

Risultato: Il terreno è bagnato

Nell’inferenza di tipo abduttivo si produce un’ipotesi per provare a dare una spiegazione di un fatto osservato: dato un evento (fatto sorprendente), considerando che potrebbe dipendere da una legge d’implicazione (del tipo se… allora) particolare, se ne fa derivare una possibile causa (assente possibile). La conclusione del ragionamento di tipo abduttivo è un’ipotesi, ossia una possibilità che deve essere sottoposta a verifica. L’ipotesi, nella concezione peirceiana, deve essere considerata come una domanda che, richiedendo una verifica, cerca una teoria.
L’inferenza abduttiva si presenta con questa forma:

Risultato: Il terreno è bagnato

Regola: La pioggia comporta il terreno bagnato

Caso: Ha piovuto

Ma non è detto effettivamente che abbia piovuto; la pioggia è soltanto una delle possibilità che avrebbero potuto comportare quella conclusione, ossia il terreno bagnato.

L’abduzione è dunque un azzardo poiché, pur fondandosi sulle premesse del ragionamento, non si configura come pura ripetizione del contenuto delle premesse medesime, come avviene negli altri due tipi di inferenza, bensì come “ricomposizione di tale contenuto semantico” (M. A. Bonfantini e G. Proni, To guess or not to guess?, p. 152): anche con premesse valide la conclusione potrebbe risultare falsa. Questo rischio è il prezzo che viene pagato a fronte del forte potenziale creativo proprio dell’abduzione: questo tipo di argomentazione, in effetti,  non si fonda sul ragionamento logico meccanico quanto sull’interpretazione del dato o “risultato”, che viene motivato facendo leva su un principio generale (o legge-mediazione). È l’elemento interpretativo che connota l’inferenza abduttiva come rischiosa, in quanto non è detto a priori che sia proprio la legge-mediazione che si ipotizza ad essere motivo dell’effetto sorprendente osservato. Ed anzi è nella scelta della legge-mediazione che si gioca la creatività e la possibilità di scoperta del ricercatore, poiché tanto più la legge-mediazione appartiene ad un campo semantico distante dal quello proprio dell’evento osservato, e tanto più è possibile ritenere l’abduzione innovativa. Ossia tanto meno la conclusione abduttiva era suggerita dalle informazioni incluse nel campo osservato e quanto più la si può connotare come una nuova conoscenza.

A tale proposito i due semiologi Massimo A. Bonfantini e G. Proni distinguono tra tre tipi di abduzione:

1) un primo tipo in cui la legge-mediazione usata per inferire il caso dal risultato è data in modo obbligato o semiautomatico: sono abduzioni che si elaborano in maniera inconsapevole, utilizzando schemi mentali abitudinari (o abiti, per dirla con Peirce) per rispondere agli stimoli provenienti dal mondo esterno;

2) un secondo tipo in cui la legge-mediazione utilizzata viene reperita e selezionata nell’ambito dell’enciclopedia disponibile: accanto agli abiti personali si utilizzano le informazioni e le conoscenze che consapevolmente si hanno, si fa riferimento ad un sapere istituzionalizzato, a teorie già esistenti;

3) un terzo caso in cui la legge-mediazione viene costituita ex novo, inventata[2]: è l’invenzione che propone una conoscenza del mondo “così come ancora non è stato” (S. Zingale, Il ciclo inferenziale, p. 11).

Peirce paragona il ragionamento abduttivo ad un tirare a indovinare (il lume naturale), appunto per la distanza esistente tra le premesse e la conclusione di tale inferenza, ma ipotizza l’esistenza di un’affinità tra la mente dell’uomo che produce un’ipotesi e la natura su cui si applica il suo interesse, sostenendo “che la mente umana, essendosi sviluppata sotto l’influenza delle leggi naturali, per questa ragione in qualche modo pensa secondo modelli naturali”(C.S. Peirce, 1929, p.269). Nelle previsioni che fanno, gli uomini sarebbero guidati da concezioni sistematiche della realtà, presenti in maniera più o meno consapevole, che determinano orientamenti di giudizio specifici. Dunque partendo da tale presupposto suppone che gli elementi che sostengono un’ipotesi sarebbero già presenti nella mente dell’uomo, ma la novità consiste nel immaginare di poter metter insieme, come attraverso un “insight”, un’intuizione, ciò che prima non si  pensava minimamente di associare.

L’abduzione, dice ancora Peirce, è “il primo passo del ragionamento scientifico”, l’inferenza mediante la quale è possibile adottare una nuova idea, un’ipotesi che possa permettere di dare spiegazione di un fatto altrimenti considerato inspiegabile. A questa deve però seguire un’inferenza induttiva, che funge da prova sperimentale dell’ipotesi (si deve ripetere molte volte un esperimento per eliminare il più possibile il frutto del caso, sosteneva Galileo Galilei), e poi quella deduttiva, che permette di trarre dall’ipotesi sperimentale le necessarie conseguenze e conclusioni. 

Note:
[1] Rifacendoci alla teoria dell’abduzione di Peirce consideriamo che con “caso” si intende la “conclusione abduttiva” o “ipotesi” del ragionamento; con “risultato” si intende il “fatto osservato”; con “regola” invece si intende la “legge generale”, l’“esperienza”.

[2] Questo terzo tipo di abduzione può a sua volta essere suddiviso in tre sottotipi: un primo nel quale la legge-mediazione viene estesa ad altro campo semantico (spostamento); un secondo nel quale la legge-mediazione crea una nuova relazione tra due elementi già presenti nel medesimo campo semantico (connessione); un terzo nel quale la legge-mediazione introduce come antecedente logico un termine inventato (inventato dal suo istitutore).

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