Teoria dei gruppi e famiglia

  di Armando Bauleo

(Il titolo originale dell’articolo, tratto da www.area3.org.es Nº 2 – Primavera 1995, è “Teorias de los grupos y familia” ed è stato tradotto dallo spagnolo da Lorenzo Sartini)

C’è una frase di Pichon-Rivière che utilizzerò e che potrebbe sembrare una tautologia: “la famiglia dovrebbe essere come un gruppo operativo e un gruppo operativo come una famiglia”.
Questa definizione con caratteristica circolare cerca di spiegare l’intergioco che si stabilisce quando desideriamo concettualizzare sia la nostra pratica gruppale che il nostro intervento in una famiglia.

È che sarebbe difficile comprendere una situazione familiare senza un corpo di nozioni gruppali, così come teorizzare sui gruppi senza tenere conto della struttura particolare del gruppo familiare.

Pertanto, per la nostra scuola di pensiero, solamente una teoria della gruppalità ci rende possibile intervenire nelle diverse vicissitudini dei processi gruppali.
Il modello del gruppo operativo segnala la situazione concreta di fondazione del gruppo che collochiamo sempre a partire da una delimitazione di un compito da sviluppare. Cioè, il compito sarebbe il supporto che permette che un insieme di persone si organizzi come una struttura gruppale. Detto in altra maniera, il passaggio da ‘aggrupazione’ a gruppo, da insieme a struttura, è reso possibile dalla presenza del compito.

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Concezione della soggettività in Enrique Pichon-Rivière

di Gladys Adamson

(Gladys Adamson è direttrice della ‘Escuela de Psicologia Social’ di Buenos Aires e discepola diretta di Enrique Pichon-Rivère. Il titolo originale dell’articolo è “Concepcion de la subjectividad en Enrique Pichon-Rivière” e la traduzione dallo spagnolo è ad opera di Lorenzo Sartini.

 

Il tema che ci convoca è “Soggettività e Interazione verso il Nuovo Millennio”. La mia riflessione parte dall’ECRO di Enrique Pichon-Rivière e vorrei prima proporre la concezione della soggettività di E. Pichon-Rivière.

1) In primo luogo, la soggettività, per E. Pichon Rivière è di natura sociale. Lo è in riferimento a ciò che già Freud propose in “Psicologia delle masse e analisi dell’Io”, nel senso che “Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico”[1]. L’altro sociale è sempre presente nell’orizzonte di ogni esperienza umana. E. Pichon Rivière parte da una controversia radicale: “Il soggetto non è solo un soggetto in relazione, è un soggetto prodotto. Non c’è niente in lui che non sia il risultato della interazione tra individui, gruppi e classi”[2]. Questo significa che non c’è niente nel soggetto che non implichi la presenza dell’altro sociale, acculturato. Pertanto colloca la costituzione della soggettività in una dimensione interazionale simbolica.
L’essere umano manca di qualsiasi facoltà o meccanismo istintivamente acquisito che gli faciliti l’adattamento all’ambiente, al territorio, o stabilisca risposte fisse agli stimoli del suo habitat. In questo senso l’uomo è l’unico mammifero superiore che crea la natura alla quale si adatterà. Questa produzione sociale culturale è presa come natura perché precedente alla nascita del soggetto.

2) La soggettività è, allo stesso tempo, singolare e emergente delle trame vincolari che la trascendono e con le quali mantiene una relazione di produttore e prodotto. Dice E. Pichon Rivière: “il contrasto che più sorprende lo psicoanalista nell’esercizio del suo compito consiste nello scoprire, con ciascun paziente, che noi non siamo di fronte ad un uomo isolato, bensì di fronte ad un emissario, e capire che l’individuo come tale non è solo l’attore principale di un dramma che cerca chiarificazione attraverso l’analisi, ma anche il portavoce di una situazione” [3].

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Alcune suggestioni su Bleger e l’istituzione della psicoanalisi

di Lorenzo Sartini

Nel 1969 Josè Bleger scrive un articolo, “Teoria e pratica in psicoanalisi: la prassi psicoanalitica”, nel quale cerca di evidenziare alcuni problemi relativi al rapporto tra teoria e pratica nella psicoanalisi. L’analisi di Bleger inizia affrontando la questione da un punto di vista epistemologico, sottolineando l’ingenuità di un pensiero (che definirà naturalista) che sancisca la netta separazione tra soggetto ed oggetto, per il quale “i fatti sono lì” e semplicemente osservandoli, in modo decisamente s-vincolato, si ha la possibilità di formulare ipotesi o teorie sull’oggetto di studio. Una questione, sottolinea lo psicoanalista argentino, che riguarda tutte le scienze umane e che la disciplina psicoanalitica ripercorre. Nello specifico della psicoanalisi questo si evidenzia anche con la differenza esistente tra la teoria sviluppata ed esplicitata, la teoria ufficialmente accettata dall’istituzione psicoanalitica (riferendosi all’IPA, International Psychoanalytic Association), e la teoria implicita, quella che effettivamente si utilizza nella pratica clinica. Bleger evidenzia tre punti che sostengono questo divario:
1) la teoria esplicita è fondamentalmente storico-genetica, ossia si fonda sulla ricostruzione della biografia del paziente, mentre la teoria implicita è situazionale, ovvero si fonda su ciò che accade nel “qui ed ora” della seduta attraverso l’analisi degli elementi transferali e controtransferali. Il lavoro archeologico, di ricerca dei fattori disposizionali, viene sviluppato, e superato, dal lavoro che si fonda sulla relazione attuale, partendo dall’analisi della dinamica transfert-controtransfert. Il soggetto, in analisi, smette di essere considerato un sistema chiuso e il transfert non viene più considerato come un fenomeno ‘unipersonale’ bensì come un fenomeno che si innesta sul vincolo che si costituisce tra soggetti (soggetto-oggetto) in relazione.

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SOTERIA: TRA ESODO E APPARTENENZA Dalla Comunità…verso una “clinica della comunità”

di Gilberto Maiolatesi (Responsabile Comunità “Soteria”)
e Marzia Pennisi (Coordinatrice Comunità “Soteria”)

PREMESSA

 “Ricordo di aver pensato che gli schizofrenici sono i poeti strangolati della nostra epoca. Forse per noi, che dovremmo essere i loro risanatori, è giunto il momento di togliere le mani dalle loro gole.”

Con questa frase di David Cooper abbiamo a che fare ogni giorno, quando iniziamo il nostro lavoro di terapeuti e di operatori psichiatrici, queste righe sono all’entrata della nostra comunità  quotidianamente ci dobbiamo fare i conti.

Ma la nostra riflessione parte da lontano e il modo di intervenire oggi e la storia e i perché del progetto della “Comunità Soteria”, forse hanno a che fare con la storia del movimento antipsichiatrico e antiistituzionale in Italia, a cominciare dalla Riforma psichiatrica e dalla cosiddetta “rivoluzione basagliana”.

Il 13 marzo del 1978, nasceva in Italia la L. 180 che di fatto concludeva, con un atto legislativo, l’esperienza della custodia manicomiale, imponendo la chiusura degli Ospedali Psichiatrici (OP).

Possiamo tranquillamente sostenere che in Italia, gran parte degli interventi psichiatrici si sviluppano all’interno delle cosiddette strutture intermedie.

Dopo quasi 30 anni dall’attuazione della Legge 180, che poneva fine alla pratica e all’utilizzo dei manicomi, si sono sviluppate sempre di più servizi, dove il “folle”, viene inserito per iniziare percorsi di risocializzazione e programmi riabilitativi psico-sociali.

In realtà tutto questo, si traduce troppo spesso in delega pressochè totale dei familiari e della società alle strutture istituzionali.

Il rischio di creare nuovamente piccoli e moderni manicomi è evidente e non basta avere piscine, campi da tennis, saune…per non essere una istituzione chiusa e totale. Non è sufficiente fare psicoterapia, attività riabilitative e laboratori occupazionali, per costruire identità fortemente alternative e antagoniste al manicomio.

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Linee operative per le istituzioni

Il Centro Studi e Ricerche “Josè Bleger” organizza il seminario

LINEE OPERATIVE PER LE ISTITUZIONI

Linee operative

venerdì 18 marzo 2016 dalle ore 16.00 alle ore 19.00

presso l’Hotel Imperial Beach in via Toscanelli 19, Rivabella – Rimini

In questo periodo si sta esaurendo la spinta che ha portato all’accreditamento, alla produzione di numerosissimi protocolli ed all’accentramento delle linee di comando in una dimensione verticale. E’ arrivato il momento di dimostrare che i gruppi, le equipe di lavoro e il piano orizzontale sono pienamente operativi.
Il seminario si propone di presentare e discutere gli schemi concettuali di riferimento e operativi (ECRO) che stanno funzionando nelle istituzioni.

Relazioni di:
Loredana Boscolo (Responsabile dell’Unità Operativa Disabilità della Asl 14 Chioggia)
Massimo De Berardinis (Responsabile del reparto di Psichiatria dell’Ospedale Nuovo del Mugello di Borgo San Lorenzo, FI)
Massimo Mari (Responsabile del Centro di Salute Mentale, ASL 10 Camerino, MC)
Marella Tarini (Responsabile dell’Unità Operativa Dipendenze Patologiche Area Vasta n. 2 – Asur Marche)

Coordina Laura Buongiorno

Le relazioni occuperanno una ora e mezza, a seguire una ora e mezza di discussione.

Non sono previsti, e né saranno richiesti, crediti ECM.
Si richiede interesse per il tema e volontà di partecipare alla discussione.
Il seminario è gratuito e, a seguire, ci sarà l’occasione per godere di un aperitivo insieme.

Partecipate e fate partecipare:
https://www.facebook.com/events/1720894751476481/

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