Epistemologia convergente

di Leonardo Montecchi

In primo luogo che cosa intendiamo quando parliamo di metodo? La parola viene dal greco μέϑοδος ed è composta di due parti: Meta che significa andare verso, e Odus che significa cammino, si tratta dunque di una via verso una meta, questo senso viene ampliato  perché la parola greca si può tradurre come ricerca.

E qui arriviamo all’interrogativo di oggi:

qual è il metodo della ricerca con il nostro Schema di riferimento concettuale e operativo?

Discendiamo anche noi dalla frattura che Descartes ha introdotto nel pensiero antico assieme a Galilei e Newton, per questo parliamo di metodo scientifico ma con tutti i cambiamenti che sono intervenuti nelle scienze nel secolo scorso non è più possibile parlare di “metodo scientifico” ma di metodi scientifici. Le vie per la conoscenza certa: la ἐπιστήμη, come dicevano i greci, diventano molteplici, non c’è più solo un unica via da seguire per conoscere l’oggetto.

Dobbiamo a questo proposito soffermarci sulla scoperta della esistenza del campo. Sto parlando del campo come oggetto fisico scoperto prima da Faraday ampliato da Maxwell come campo elettromagnetico e poi da Einstein nella relatività generale.

Il campo, come oggetto fisico, complica la relazione di conoscenza tra soggetto ed oggetto, immette la reciprocità.

Kurt Lewin introducendo il concetto di campo in psicologia parla di un passaggio dal pensiero aristotelico a quello galileiano. Ci dice Bleger in “Psicologia della conducta” a proposito del campo psicologico

“se define un campo come el conjunto de elementos coexistentes e interactuantes en un momento dado (…) La relazione sujeto-medio no es, entonces,una simple relacion linear de causa a efecto, entre dos objectos distintos e separados, sino que ambos son integrantes de una sola estructura total (…)”

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Presentazione della traduzione in italiano del libro di José Bleger “Psicologia della condotta”

Il Centro Studio e Ricerche “José Bleger”

vi invita

alla presentazione della traduzione in italiano del libro
“Psicologia de la conducta” (1963) di José Bleger

       Cover Psicologia della condotta

“Psicologia della condotta”

(Armando Editore, 2018)

tradotto e curato da Lorenzo Sartini e Alejandro Fasanini,
contiene una prefazione di Leonardo Montecchi.

Sarà l’occasione per parlare del libro e della sua diffusione, e per festeggiare.

L’incontro si svolgerà venerdì 15 giugno, dalle 17.00 alle 19.00,
presso la sala di RM25 a Rimini in Corso d’Augusto 241

Intervenite numerosi.
Diffondete la notizia a chi credete opportuno.

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Il gruppo multifamigliare: teoria e pratica

La Scuola di prevenzione “José Bleger”

venerdì 13 dalle ore 16.00 alle ore 19.00 e sabato 14 dalle 9,30 12.30

organizza il seminario

IL GRUPPO MULTIFAMIGLIARE: TEORIA E PRATICA

il gruppo multifamigliare (2)- Venerdì 13 aprile:

Massimo De Berardinis – Psichiatra e psicoterapeuta, Direttore di Area Salute Mentale Adulti – ASL Toscana Centro (Firenze)

Marta De Brasi – Psicologa, psicoanalista, psicoterapeuta individuale, gruppale e della famiglia. Specialista in Clinica istituzionale (Buenos Aires)
– Sabato 14 aprile:

Massimo Mari – Psichiatra e psicoterapeuta, Direttore del Dipartimento Salute Mentale Area Vasta 2 (Ancona)

Andrea Narracci – Psichiatra e psicoanalista, Direttore UOC 4° Distretto e Direttore ff del DSM della ASLRMA (Roma)

Il seminario ha l’obiettivo di discutere delle forme del gruppo multifamigliare, dei problemi e delle difficoltà che comporta ma anche delle potenzialità che racchiude.
Ci si interrogherà, mediante un costante riferimento alla pratica, alla tecnica e alla teoria, sul ruolo dei coordinatori dei gruppi multifamigliari, sui transfert multipli che si verificano all’internio di questi gruppi e sulla polarità gruppo-istituzione.

Il seminario si terrà nella sala di RM25 a Rimini in Corso d’Augusto 241.

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“Il gruppo multifamiliare” di Edoardo Mandelbaum

Il Centro Studi e Ricerche “José Bleger”

Venerdì 2 marzo dalle ore 15.00 alle 19.00 in Corso Giovanni XXIII, n. 9 a Rimini

organizza il Seminario

“Il gruppo multifamiliare”

di Edoardo Mandelbaum

Psicologo Clinico, Psicoterapeuta Psicoanalitico, Discepolo e collaboratore nella Scuola di Psichiatria Dinamica di Pichon Riviere.  Fondatore della Associazione Psicologi di Buenos Aires e della Prima Cattedra di Comunità Terapeutica Psicoanalitica all’Ospedale Borda di Buenos Aires. Presidente della Sociedad Argentina de Terapia Familiar (1995-1998).   Nel 1964, assieme al Dott. Garcia Badaracco, ha iniziato le prime esperienze del gruppo Multifamiliare in Argentina,presso l’ospedale Borda.  E’ Assessore alla Salute Mentale del Municipio di San Isidro (Buenos Aires) per la costruzione delle Reti Multifamiliari per tutto il distretto. Coordinatore del dispositivo dei Grupos Multifamiliares nelle Istituzioni Psichiatriche Centri Comunitari, è Specialista nel lavoro clínico con pazienti gravi e le loro famiglie e Specialista in Psicologia Clinica di Famiglie e Coppie, nel Colegio de Psicólogi  della  Provincia di Buenos Aires. E’ Fondatore del Corso di Formazione Continua in “Teoría y Práctica del Grupo Multifamiliar desde el Psicoanálisis Integrativo” presso l’Ospedale Centrale di San Isidro

Il gruppo multifamiliare consiste in riunioni di intere famiglie pluri-generazionali che si incontrano e lavorano conversando tra di loro, coordinati da uno o più specialisti formati ad hoc, che funzionano in co-terapia e in équipe. Questo dispositivo permette un’ottimizzazione delle risorse, oltre che una più adeguata ed efficace risposta al disagio psicologico da parte degli operatori, dei servizi, dell’istituzione e di tutte le professionalità (psichiatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, psicoterapeuti, educatori professionali, assistenti sociali, infermieri, ecc.) che gravitano intorno a situazioni multi-problematiche degli individui e delle famiglie.

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Storie alienate e liberate

di Leonardo Montecchi

(…)
Le parole scendono rare
chi le collega più
sembra meglio ascoltare
in due
Il tuo corpo e tu
(…)
Elio Pagliarani  ” La ballata di Rudy”

 

Proverò a fare la storia dei gruppi che ho attraversato negli anni provando a mostrare come si passa dalla alienazione alla liberazione attraverso il lavoro che i gruppi fanno per raggiungere il proprio compito.

Già perché  è il compito che fonda il gruppo, non è il leader, non è il coordinatore.
Gli integranti si riuniscono perché implicitamente o esplicitamente si pongono un obiettivo, una finalità, un compito.
Mi sono interrogato e mi interrogo ancora su cosa sia il compito: è uno scopo, un motivo che attrae persone che altrimenti vivono la loro traiettoria  di vita senza interagire.
Sono sempre di più convinto che il compito sia un “attrattore strano” perché ha una dinamica caotica  e imprevedibile, inoltre in un gruppo, cioè un “insieme di persone riunite da costanti di spazio e tempo e articolate dalla loro rappresentazione interna” come dice Pichon Riviere, si produce un auto-chiarimento che va dall’implicito all’esplicito, questo processo interpretativo non ha una forma circolare, è aperto, non si esaurisce mai ed ha una forma frattale: è una spirale.

Ma le storie alienate?
Sono le storie che vengono raccontate all’inizio di un gruppo, le storie su cui spesso si ritorna anche in seguito in un movimento di vai e vieni. Non ci si libera mai totalmente da queste storie.
Quando ci si incontra ognuno arriva con il proprio immaginario, con un gruppo interno, ognuno viene con i propri stereotipi, quelle forme di pensiero rigide e non basate sull’esperienza che formano i pilastri dell’abitudine.

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