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il PMA nel Terremoto di Lorenzo Marvelli
il PMA (Punto Medico Avanzato) in piazza d'armi a l'aquila ha una trentina di posti letto per i ricoveri urgenti. ha una sala di pronto soccorso ed una farmacia accanto. c'è luce al neon a differenza delle tende nel campo ma nessun riscaldamento. il gelo della notte sarà la forma di questo ricordo. ricorderò questo terremoto con un brivido di freddo. sempre. ho appena concluso il turno di notte con alcuni miei colleghi del 118 di Pescara e tre infermieri teramani.
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Postato da leonardoil Friday, 10 April @ 12:56:52 CEST (75 letture)
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Giovani &sostanze a Rimini
Giovani & sostanze a Rimini Una ricerca etnografica Silvia Sanchini, Gabriella Maggioli,Daniele Marano, Sion Galasso, Manuela Pavani
INTRODUZIONE
Il progetto che qui andiamo a presentare ha come obiettivo principale quello di individuare in alcuni adolescenti e giovani riminesi il loro rapporto con le sostanze. Attraverso questa indagine, di carattere eminentemente esplorativo, si è cercato di ricostruire alcuni aspetti relativi all’esperienza personale di un gruppo limitato di ragazzi relativamente al loro legame con la città di Rimini ma soprattutto in relazione al consumo di alcol e sostanze psicoattive. L’indagine è stata promossa nell’ambito di due progetti attivi nel territorio riminese da diversi anni : “Millenium in rete” e “Circolando”. Il progetto “Millenium in Rete” si occupa di promuovere interventi di prevenzione rivolti soprattutto ad adolescenti svantaggiati, è finanziato dal Comune di Rimini – Settore Protezione sociale e dalla Regione Emila-Romagna ed è gestito dall’ “Associazione Sergio Zavatta Rimini Onlus”.
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Postato da leonardoil Saturday, 08 November @ 17:06:45 CET (265 letture)
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La famiglia Smarrita di Alberto Eiguer
Una psicoanalisi per una famiglia in mutazione Alberto Eiguer[1]
Traduzione di Fabiola Gomez Quando esaminiamo i cambiamenti attuali nella famiglia, notiamo una diminuzione dell’autorità del padre verso i figli e del marito verso la moglie. Questi effetti sembrano legati al problema del dominio che crea un’amalgama tra autorità e autoritarismo, tra liberalizzazione e laisser faire, tra affetto e arbitrarietà. La denatalità potrebbe essere legata all’emancipazione femminile? Coincide curiosamente con l’introduzione degli anticoncezionali e dell’accesso massivo della donna nel mondo del lavoro. Oggi in Europa il tasso di nascite non permette il rinnovo delle generazioni. È un fatto innegabile che, se le coppie decidono di avere meno figli o posticipare il concepimento, spesso evocano motivi economici. La speranza di una “vita migliore” per e con i figli, la quale conduceva generalmente a rinnovare il desiderio della proliferazione, ha perso attualità. Nelle famiglie con più risorse economiche, si sente dire che avere la casa di proprietà è prioritario ad avere figli. Il confronto tra i generi prende vie poco frequentate fin ora, arrivando a violenze tra coniugi a livelli e gravità allarmanti. Questo ha a che vedere con l’emancipazione femminile? Dobbiamo affermare che i soggetti familiari preferiscono l’assimetria tra il dominatore e il dominato? Avere idee, decidere, prendere iniziative dovrebbero essere attributi di una sola persona?
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Postato da leonardoil Thursday, 30 October @ 11:33:03 CET (298 letture)
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Riflessioni su una supervisione di Mssimo Mari e Paolo Ripanti
Riflessioni sulla conclusione di un contratto di supervisione psicologica alla èquipe della cooperativa “Centofiori”.
L’operare psichiatrico nei servizi per le dipendenze patologiche spesso deve confrontarsi con mandati contraddittori da parte della opinione pubblica.
La complessità crescente ed il divenire dei bisogni necessitano di un costante focus attentivo che offra con pertinenza ottiche di inquadramento efficaci ad osservare processi in continuo movimento.
Nella concezione operativa, quando si parla in supervisione di “osservare” intendiamo: apprendere nell'istituzione, gruppo, soggetto osservante la risonanza interna dell'osservato; qust'ultima si discosta più o meno dalla realtà esterna rappresentata a seconda delle ansietà prevalenti del gruppo supervisionato.
La peculiare complessità ed il continuo divenire della domanda obbliga ad una formazione permanente ma discontinua:
permanente in quanto le formazioni resistenziali ed inconsciamente collusive tra utenti ed operatori sovradeterminano fatalmente il processo di cambiamento: solo un corretto dispositivo terapeutico di elaborazione permanente in equipe delle dinamiche controtransferali sblocca alcune cronicità di rapporto;
discontinua perchè il codice comunitario ed i mandati sociali connessi, sempre costituenti lo sfondo implicito dell'operare quotidiano, variando continuamente decentrano il focus istituzionale dai bisogni complessi di persone con problematiche in divenire. Tale focus va periodicamente ricentrato, di conseguenza vanno ricalibrati il compito e l'inquadramento del contratto formativo.
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Postato da leonardoil Thursday, 23 October @ 08:56:50 CEST (327 letture)
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Ricerche: L'Istituzione:la rottura dello stereotipo, di Loredana Boscolo
Rimini, 16 Maggio 2008 Centro studi e ricerca Josè Bleger
L’istituzione La rottura dello stereotipo in un contesto istituzionale pubblico Loredana Boscolo Tenterò di affrontare la tematica dell’istituzione dal vertice gruppale, considerando l’istituzione una costante che garantisce un continuum e produce la nostra soggettività e quello sfondo più indifferenziato, sincretico che organizza la nostra personalità. L’istituzione svolge una doppia funzione: da un lato rappresenta un controllo sociale, definisce il quadro normativo e l’organizzazione, dall’altro svolge una funzione di contenitore, in cui vengono depositate le parti più immature, regressive e indifferenziate della personalità. Questa doppia funzione permette all’istituzione di dare continuità e proteggere l’individuo da fratture e contemporaneamente di rappresentare uno strumento di organizzazione della personalità. Nel pensiero comune l’istituzione viene rappresentata come una organizzazione statica, un insieme di regole e norme immutabili e con obiettivi predeterminati, in cui i ruoli e le gerarchie sono fisse e stereotipate. Su questo tipo di idea di istituzione, come dice Bleger, “prevale la burocrazia, l’automatizzazione, la stereotipia nei processi di apprendimento e/o terapeutici, fino ad attaccarli, fino a negare la finalità per la quale sono state fondate”.(1)
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Postato da leonardoil Friday, 19 September @ 12:38:45 CEST (353 letture)
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la relazione gruppo compito. Massimo De Berardinis
LA RELAZIONE GRUPPO – COMPITO IN PSICOANALISI OPERATIVA
Massimo De Berardinis
Nella definizione di Pichon Rivière, secondo la quale un gruppo operativo è un “insieme di persone, legate per costanti di tempo e di spazio ed articolate su una mutua rappresentazione interna, che si propone esplicitamente o implicitamente un compito che costituisce il suo scopo”, l’elemento compito rappresenta uno dei fattori basilari per la costituzione e l’organizzazione di un gruppo; è, infatti, intorno al compito che il gruppo si costituisce ed è a partire dalla sua definizione che prende a dipanarsi anche il processo gruppale. Inizialmente il compito rappresenta sempre, per un gruppo, una finalità razionale (compito manifesto) orientata alla modificazione concreta di una data situazione esplicita; ma nel procedere pendolare del processo gruppale dall‘implicito all’esplicito, cioè nel lavoro stesso di svolgimento del compito (giacchè per compito del gruppo intendiamo insieme, sia l’obiettivo che il restare centrati sull’ obiettivo) il gruppo perverrà al disvelamento di altre finalità (compito latente) dapprima sconosciute. Affinchè il processo gruppale, innescato dalla tensione gruppo-compito, possa svilupparsi in modo operativo è necessario, dopo il consenso del coordinatore, successivo alle fase d contrattazione, una preliminare impostazione dell’inquadramento gruppale.
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Postato da leonardoil Thursday, 10 April @ 11:09:55 CEST (470 letture)
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Laboratorio infermieristico di comunità di Lorenzo Marvelli
Laboratorio infermieristico di comunità
L’idea è quella di organizzare il lavoro infermieristico indagando i bisogni delle persone.
Lavorare sui bisogni vuol dire cercare strade possibili in direzione della loro soddisfazione. Vuol dire provare a risolvere i problemi dopo averne preso coscienza.
L’infermieristica dei bisogni ha come primo problema l’intercettazione.
Intercettare un bisogno vuol dire stipulare un patto con la persona e poi essere disposti ad ascoltare. Attraverso l’ascolto è possibile intercettare il bisogno.
Quando si mette in campo la parola “ascolto” se ne chiamano altre implicitamente. L’ascolto funziona se vi è un soggetto parlante e/o comunque in grado di comunicare segnali percepibili.
Se vi è chi parla e chi ascolta vi è anche un canale di comunicazione ed un linguaggio che sul canale scorre più o meno fluidamente.
Liberare il canale di comunicazione da attriti, renderlo “liscio” e praticabile, vuol dire disporsi all’ascolto.
Intercettare un bisogno pone immediatamente davanti ad una scelta: quale linguaggio utilizzare per comunicare?
Il teatro è un possibile linguaggio di comunicazione di bisogni. Costruire uno spazio teatrale “liscio” e praticabile, vuol dire porsi nella condizione di intercettare i bisogni e lavorare sulle possibili soluzioni.
Se il teatro è il linguaggio per catturare bisogni, una specie di acchiappafantasmi, ora è necessario definire uno spazio, un ambito all’interno del quale costringere, imprigionare tali bisogni chiamandoli a gran voce allo scoperto. Potremmo definire questo spazio, un luogo ovvero un ambito con caratteristiche specifiche e riconoscibili, con una specie di identità, di storia. Un luogo, come scrive M. Augé, è qualcosa di diverso da un non luogo; mentre il primo infatti ha, come abbiamo visto, specifiche caratteristiche di identità e storia, il non luogo è qualcosa sempre uguale ad altri non luoghi privi di identità ed assolutamente omologati, aspecifici, generici, poveri di significati importanti ed incapaci di produrre senso se non quello che ha l’aspetto dell’inutilità, del consumo fine a se stesso, dell’ assenza di relazioni umane.
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Postato da leonardoil Saturday, 15 March @ 11:17:50 CET (433 letture)
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Fattori di Ritenzione in trattamento
Analisi dei Risultati di due anni (2002/2004) del programma terapeutico del Centro di Osservazione Diagnosi e Terapia Breve di Vallecchio
Leonardo Montecchi*, Michele Maurizio D’Alessio**, Antonio Nigro** *Psichiatra Psicoterapeuta A.S.L. di Rimini Direttore della scuola di prevenzione J.Bleger **Psicologo tirocinante dell’Università di Urbino
INTRODUZIONE Il Centro di Osservazione Diagnosi e Terapia Breve di Vallecchio è un programma della cooperativa sociale Cento Fiori in collaborazione con la A.S.L. di Rimini. Il Centro si rivolge a casi di Doppia Diagnosi cioè la dipendenza da sostanze in comorbilità psichiatrica. L’organizzazione si basa sulla concezione operativa di gruppo e prevede colloqui individuali, di gruppo e familiari e terapia psicofarmacologica che comprende l’utilizzo di metadone e buprenorfina. L’intera istituzione gioca un ruolo terapeutico, con le attività lavorative, educative e ricreative. I tempi di trattamento sono di circa tre mesi, lo scopo delle osservazioni e del trattamento è la formulazione della diagnosi e di una indicazione terapeutica successiva. La procedura diagnostica viene effettuata in èquipe componendo le osservazioni effettuate nei colloqui individuali, gruppali e familiari, le attività lavorative e ludiche e le altre attività quotidiane. L’èquipe è composta da tirocinanti, educatori, psicologi, psichiatri e capi settore delle attività lavorative e tutti hanno diritto di parola.
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Postato da leonardoil Tuesday, 26 February @ 12:00:52 CET (546 letture)
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