DALLA FAMIGLIA EDIPICA ALLA FAMIGLIA GRUPPALE

di Alejandro Scherzer

I) Introduzione
Il presente lavoro si propone di mostrare alcuni aspetti della vita quotidiana familiare di queste latitudini, così come alcuni ambiti d’applicazione e limitazioni psicoanalitiche nel comprendere e nell’operare nella clinica odierna.
Secondo noi è impossibile pensarla e intervenire senza un ECRO (Schema concettuale di riferimento e operativo) psicosociale. Si afferma ancora di più (almeno in me) la controversia pichoniana, “Dalla psicoanalisi alla psicologia sociale”, e l’idea centrale che il denominato paziente è un emrgente di un funzionamento familiare particolare in ciascuna situazione. Ma anche di altre variabili che ora non è il caso di esporre.
Ho pensato opportuno impostarlo con un evento psicoanalitico.

II)
Dall’avvento della psicoanalisi nel nostro paese sono trascorse alcune decadi che hanno mostrato un cambiamento risaputo della società, delle tecnologie, delle famiglie di quel tempo in relazione alle famiglie attuali, del rapporto degli esseri umani con le loro circostanze, della costruzione della soggettività.
Così, si sono istallati nella società nuovi temi e valori dell’essere umano:

  • La riproduzione attraverso l’atto sessuale può essere evitata. Non c’è bisogno di copulare, si può optare per l’inseminazione artificiale, per la riproduzione in vitro.
  • La violenza familiare, l’insicurezza pubblica, i cambiamenti nel modi e nei mezzi di comunicazione, la manipolazione delle masse, ecc.

III) “Le famiglie di prima (‘Maracanà’)”
La famiglia montevideana del ‘50 (1950) era una famiglia tradizionale, consanguinea, con la parentalità e la genitorialità classiche: centrate sui genitori biologici e le loro rispettive famiglie d’origine che, fuggite dalla guerra, provenivano principalmente dalla Spagna, dall’Italia e dal resto dell’Europa.
Tutti insieme, nel quartiere, con i vicini, con gli amici, vicino.
Uno Stato benefattore.
Era la ‘completezza’, non mancava niente, ‘la resistenza’.
L’entrata nelle famiglie di nuovi membri, formando una coppia con qualcuno proveniente da famiglie di altri quartieri, non era facile.
C’era una cultura della sessualità maschilista, della donna frigida, nella casa.
Gli uomini trascorrevano buon tempo nel ‘gioco delle bocce’.
L’alcool era un elemento indicatore di ‘machismo’, un anestetico dell’anima, un divertimento, per le alterazioni che produceva nella coscienza.
Le donne non si potevano avvicinare a questi luoghi.
Non era facile cambiare il modo di essere dei membri di una famiglia, soprattutto di quelli che detenevano il potere, il potere del denaro, il potere delle decisioni, il potere della forza fisica.
Si partecipava di più alla messa, si utulizzava la confessione-assoluzione da parte del parroco.
C’erano pregiudizi radicali contro i ‘negri’ e gli ‘ebrei’.
Qualche malato con paralisi cerebrale, o sindrome di Down, o uno psicotico da curare.
Non esisteva ‘parentela’ sociale, perché il divorzio, o la separazione, se anche erano legali – l’Uruguay fu avanti in questa materia – non erano istituti che circolavano con facilità in quell’epoca. Tutto il contrario, erano visti con pregiudizio.
Il luogo della procreazione, della vita, era la famiglia.
Non dimentichiamo che lo sterminio dei membri delle famiglie ebree nella Seconda Guerra Mondiale è stato principalmente di famiglie di procreazione biologica. Si ricercava la discendenza nell’albero genealogico.

IV) Le nuove famiglie
Si sono avuti dei cambiamenti della famiglia nucleare, legale, del Registro Civile, della Chiesa, della Sinagoga, ecc., nel mondo di oggi.
Le seguenti variabili si sono coniugate tra loro per dar luogo a combinatorie differenti:

  • L’ovulo e lo spermatozoo nella provetta, la procreazione artificiale, le banche di embrioni, gli uteri in affitto.
  • Le politiche dello Stato nella pianificazione familiare.
  • L’adozione.
  • Le coppie omosessuali, il travestitismo.
  • Le famiglie monoparentali, le famiglie gay.
  • La scelta dei nomi.
  • Le donazioni di organi.
  • L’apparizione in vita di alcuni dei bambini fatti sparire dalle dittature del Cono meridionale. Le distinte storie personali, l’accettazione o no del riconoscimento delle loro origini biologiche.
  • Le Organizzazioni dei Diritti Umani, le Nonne e le Madri di Plaza de Mayo.
  • La storia di identitifcazione, la storia genetica, la genealogia.
  • L’occupazione, la disoccupazione, la sottoccupazione, un mercato nazionale piccolo che offre meno possibilità economiche di altri paesi e predispone all’emigrazione.
  • La marginalità, la vita nelle strade.
  • La vita nelle istituzioni di reclusione.
  • La tossicodipendenza (consumo, traffico, ecc.).
  • La maggior libertà della donna, il suo crescente inserimento nel mercato del lavoro.


Queste variabili hanno generato punti di inflessione nella società, nei costumi, nei riti, nei miti, nella costituzione e nell’organizzazione della famiglia.
Nuove permissività, meno attaccamento ai modelli tradizionali, [le famiglie moderne, ndt] incoraggiano i loro membri a cercare altri spazi, altri vincoli.
Costruiscono nuove famiglie che variano nel modo di costituirsi, di configurarsi e di organizzarsi.

Il gruppo famigliare non deve coincidere necessariamente con la famiglia nucleare.
Famiglie di che estrazione sociale, culturale, economica?
Di che quartieri?
Nella scuola pubblica o privata?
Come nominarle?
Il tema di come nominare le famiglie di oggi, che sono differenti, nella conformazione e nel funzionamento rispetto alla famiglia tradizionale nucleare non è definito: assemblate, miste, ricostituite, moderne, combinate, seconde, terze, ecc.
Le famiglie ‘assemblate’ sono nuovi input nella nostra società e nuove esperienze per molti abitanti di questa epoca.
Si gestiscono in uno spazio mobile, itinerante.
La cultura degli zaini (dove portano l’abbigliamento, oggetti e materiale didattico, da una casa all’altra) nei ragazzi delle medie e delle superiori è eloquente.
Possiamo pensare a una famiglia attuale e a un’altra famiglia originaria? Dipende per quale membro, di quale gruppo famigliare.
Qual è l’origine di ciascuno secondo i cognomi, nelle convivenze familiari?
Come chiamare ciscuno dei luoghi, delle funzioni e dei ruoli?
Matrigna, patrigno?
Preferisco questa denominazione, sebbene la versione più conosciuta, proveniente dalle storie dei bambini, ruoti attorno alla morte del progenitore e all’usurpazione del posto del morto.
Ai bambini, agli adolescenti e agli adulti, si pone un conflitto di lealtà, di gelosie, di invidie e rivalità, per quello che ciascuno fa, e per quello che vede che l’altro fa.
Per la maggioranza dei bambini e degli adolescenti che arrivano al consultorio, la famiglia è il gruppo famigliare di origine biologica.
La famiglia di convivenza (la famiglia di oggi) è quella che devono integrare, come possono. Con o senza aiuto psicologico.

V) Famiglia e funzionamento familiare
Per fortuna, da qualche decennio insistiamo sul fatto che dobbiamo differenziare la famiglia come istituzione organizzatrice della società dal suo funzionamento, pensando e operando con la famiglia come gruppo umano.
Tema complesso che, come sappiamo, ci riporta a questioni teoriche, tecniche, ideologiche, epistemologiche, dove si dirimono le differenze tra le correnti di pensiero in questo campo di pratiche.
Ci sono gruppi familiari fondati dalla coppia tra due esseri umani (matrimoniale), ma ci sono famiglie che non sono fondate da una coppia o anche senza coppia.
Coma ci sono anche coppie che non fondano alcuna famiglia.
Famiglie dove i membri del gruppo familiare non hanno una relazione di discendenza diretta con la coppia coniugale, se questa è l’organizzazione che diede inizio a quella famiglia, e sì con altre forme, più moderne, di ‘parentela’.
Prima della nuova convivenza la famiglia è un puzzle dove andare armati con i consulenti.
Si può complessificare maggiormente la situazione se si aggiungono, alle famiglie di ciascuno dei membri della coppia, i nonni o le nonne che, per questioni economiche del mondo odierno, non hanno altro spazio fisico dove vivere.
Queste nuove famiglie di costituzione multifamigliare hanno nuovi matrimoni, nuovi patrimoni, nuove parentele.
E hanno un correlato inevitabile: un funzionamento gruppale complesso.

VI) “I MIEI, I TUOI, I NOSTRI, I VOSTRI (che non solo soltanto miei, né solo tuoi, né solo nostri) VERSUS: I GRUPPI FAMILIARI”
Ancora si continua ad insistere con la genetica nella proprietà dei figli consanguinei.
I miei, i tuoi e i nostri, detto così, è pensato dal biologico e dal discorso dei genitori verso i figli. A quanto pare, i proprietari dei bambini.
De “i propri figli”.
Allude ai figli come proprietà dal punto di vista di un discorso biologista-individualista (al massimo di coppia), del mondo adulto, di coloro che comandano, ordinano e non chiedono, a quei “nani maledetti che giocano con il pallone”, come dice Serrat.
I miei sono soltanto miei, i tuoi sono soltanto tuoi, i nostri sono soltanto nostri, potrebbe essere una formula estrema in questo modo, nella quale i miei e i tuoi si trovassero, nella stessa frase, in correlazione con i nostri, con ciò che è in comune dei genitori adulti.
Per la generalità delle persone, il titolo esprime in un gergo comune (e in qualche pellicola cinematografica) qualcosa che è sostanzialmente differente dal gruppo familiare.
I miei bambini, i tuoi bambini, i nostri bambini, gli altri bambini, non saranno diversi?
Sì, sono i diversi gruppi familiari dai quali transita durante i giorni della settimana, del mese e dell’anno.
I miei bambini possono essere con la mamma e con il patrigno, con cui convive ed ha fratelli che sono, a propria volta, i nostri per lui.
I miei con il suo papà e con la matrigna, con cui convive alcuni giorni e che ha pure fratelli, e/o fratellastri, che sono anche i nostri, per lui.
Così, quando diciamo i nostri, questa questione collettiva-possessiva, di proprietà, a che cosa sta alludendo?
Alle relazioni di consanguineità?
Alle relazioni di parentela?
All’appartenenza al gruppo familiare?
Pensiamo al noi, dal luogo del gruppo familiare, in senso generico, o dai gruppi familiari (in senso stretto), lo decentriamo dalla ‘paternità’ esclusivamente biologica, per centrarlo nel luogo collettivo della Gruppalità familiare.
Dei gruppi familiari di appartenenza di ciascuno degli integranti di questa situazione gruppale familiare che stiamo considerando.
Un bambino di 9 anni, piangendo, dice in una sessione familiare a sua madre:
“io non voglio avere un’altra madre, non voglio andare a casa di mio padre, con l’altra donna, non voglio andare con papà, non voglio andare in quella casa… e quando ho la febbre si devono prendere cura di me… e non mi piace come mi trattano… non si prendono cura di me… devo vedere cosa faccio, dove vado, dove rimango”.
Una adolescente (17 anni):
“Io riconosco internamente come lei ha inciso nella mia formazione, come ha potuto sostituire mia madre in molte cose… come una matrigna… ha cambiato la mia relazione. La verità è che ha fatto un sacrificio, che non ha figli. Di chi siamo figli? Di chi sono i figli?”

VII) Alcune regolarità
Nel lavoro clinico con queste ‘Nuove forme di coppie e famiglie’ abbiamo costatato alcune regolarità.

1ª constatazione
Dell’impatto.
Nel momento della costituzione delle nuove famiglie si ha un disconoscimento da parte dei protagonisti della trascendenza dell’impatto della decisione di convivere in questo modo, con queste nuove conformazioni familiari.
Disconoscimento che il sentimento amoroso che ha fondato la coppia e che l’ha fatta stare insieme per più tempo, porta alla famiglia e a ciascuno dei suoi integranti differenti dispersioni, anche amorose e di affetto.
Per ottenere un funzionamento minimamente soddisfacente nella sopravvivenza e nella convivenza familiare è necessario un “pensiero strategico – interazionale – vincolante” (Scherzer A., 2004, pag. 58, ‘Gruppo e società’).
Ossia, strategie di interazione comune per arrivare a capo degli obiettivi-compiti prescritti dalla società e che ciascun gruppo familiare produrrà a proprio modo singolare e particolare.
In questa analisi gruppale ci importa l’io (il soggetto desiderante prodotto), il noi, gli altri, il tu, il voi nell’io, e le variazioni di queste variabili: io, noi, altri, voi, loro, tra sé, dalle prospettive, le meta-prospettive e le meta-meta-prospettive (Scherzer A. 2004, p.55).
Una adolescente racconta in una sessione individuale:

  • “Anoche, la donna di mio padre, si vede che è molto calda, è venuta nella mia stanza e mi ha completamente turbata: guarda Cecilia, ho continuato a pensare e se hai bisogno che te lo dica, sai bene quello che sento: stiamo insieme per obbligo… io voglio unire la famiglia ma è invano… voglio che finché non me andrò vada tutto bene, ma sappi che sto cercando di cambiare questa casa,… e sai che quando tiro giù la tenda è un muro di acrilico e non di vetro…!”

Carmen (45 anni) esprimeva, in una sessione, con i denti stretti:

  • “pensare che io prima dicevo che non avrei perso quello che ho costruito in questa famiglia. Che illusa… in realtà, che stupida!… Stava per esplodere, sapevo che la testa è come un granata: se prende una spina esplode”.


2ª constatazione
Chiarimenti.
Costatiamo la mancanza di nomi, questa situazione innominata:
“È come un padre per me”; “È come un figlio per me”; ha difficoltà ad essere simbolizzata nella vita familiare.
In una sessione gruppale, con adolescenti fratelli che vivono in case differenti, si dà il seguente dialogo:

  • “Per me papà è alieno, il mio patrigno è il mio papà”
  •  “Mio padre è un gestore di famiglia, non è né il capo di famiglia, né il padre di famiglia”.
  • “Per me, papà è papà”.

Allora, come stanno realmente le cose: all’origine della vita di un padre e nello sviluppo della vita di un patrigno?

La sovrapposizione immaginaria e reale nelle convivenze di differenti case, con differenti usanze, con altre storie personali e familiari, porta ad alterazioni nel funzionamento operativo e a situazioni di incertezza, di insicurezza, di angoscia, di mancanza di appoggi, di sostegno.
Dunque, che cosa deve essere chiarito? E, come abbiamo visto:

  • Le nuove conformazioni, integrazioni delle famiglie di oggi, i molteplici nuovi riferimenti familiari, le molteplici nuove appartenenze gruppali famigliari, le molteplici convivenze: la casa, lo spazio, il tempo, il denaro, ecc.
  • Le responsabilità nei nuovi ruoli e funzioni per i compiti familiari.
  • Chi educa? Chi decide? Chi sceglie la scuola?
  • E l’attenzione alla salute? Chi la paga? Chi supporta? Chi si prende cura?
  • Che cosa succede con il patrimonio: con i beni materiali, con il denaro per la sopravvivenze di ciascun gruppo familiare?
  • C’è un fondo comune con il denaro per i figli dell’altro coniuge?
  • Chi decide i luoghi, chi proibisce un’uscita, il condividere (o no) uno spazio della casa?
  • Come si coinvolge ciascuno nel rapporto con gli altri?
  • Ci sono problemi con le transazioni da un gruppo a un altro, nell’individuare qual è la famiglia per ciascuno, con la funzione di parentela?


Questo si vede tanto nei bambini come negli adulti.
Queste difficoltà producono sofferenze, depressioni, angoscie, disturbi dell’apprendimento, disturbi della condotta, disturbi dell’attenzione, un contatto umano superficiale, e favorisce il consumo di sostanze addittive.
Soprattutto, droghe che cercano di stordire il soggetto, per calmare l’angoscia di non capire, per cercare di non stare nell’ambiente, di dissociarsi, di evadere.
Si rende fondamentale un’istanza comune, congiunta, condivisa, di chiarimento e, se si può, di accordo tra le diverse prospettive di ciascuno dei membri familiari, sui gruppi familiari di ciascuno degli integranti di questo nuovo gruppo familiare.
Ci sono temi familiari di cui si può parlare e che possono essere detti soltanto in presenza dell’altro e, più particolarmente, in una sessione familiare.
Altre volte, prima individualmente e poi incorporando gli altri, “coloro che possono e vogliono”, come diceva Pichon-Rivière.
In un trattamento individuale è impossibile visualizzare e avvicinare le differenti prospettive.
Le contraddizioni, la coerenza delle azioni, i luoghi, la circolazione del potere, i vecchi schemi, i cambiamenti di costituzione dei gruppi familiari, ecc., che ne parlino tra loro, uno (gli uni) di fronte all’altro (agli altri), insieme.
In queste nuove famiglie esploriamo le possibilità che gli integranti possano pensare il proprio funzionamento in unità non soltanto individuali, ma in unità collettive, gruppali, familiari.
La presenza fisica delle persone è necessaria per considerare le variabili gruppali-familiari, a differenza dei sogni che obbediscono a logiche di personaggi (mondo interno) e non di persone.
Il mondo interno e il mondo esterno, i produttori e i prodotti, degli altri, nostri, e di se stessi, dipendono, sostanzialmente, dalla buona gestione di queste variabili gruppali e familiari.
Il non chiarimento di questi temi nel funzionamento gruppale – e da lì deriva il concetto di chiarificazione vincolare familiare cui abbiamo accennato (Scherzer A. 2006, Inedito) -, produce effetti nel funzionamento della persona, nel suo stare al mondo.
Influisce sulla circolazione dell’energia: la permette, la impedisce, la frena, la distorce, la regola, la permea.
Quando non c’è reale supporto familiare si cercano altri supporti, altri riferimenti.

3ª constatazione
Economie.
Nelle famiglie nelle quali c’è un alto livello di confusione gruppale familiare (vedere dopo) costatiamo: un minor esercizio della sessualità tra i coniugi, una maggior enfasi sulle variabili economiche e finanziarie nel funzionamento familiare.
Quando queste coppie e queste famiglie assistono ad una terapia, parlano molto più del denaro, della costituzione familiare, delle variabili gruppali familiari, che della sessualità tra loro.
La coppia, con poco erotismo, dovuto alla stanchezza, per il multilavoro, per lo svolgimento della donna di molteplici ruoli in seno alla famiglia, deve affrontare, paradossalmente, un aumento dell’erotismo proveniente dall’esterno della famiglia: internet, la televisione, ecc.
È che la sessualità della coppia inizia ad essere relegata a causa del consumo energetico, per la costituzione e la costruzione della vita gruppale familiare, della vita quotidiana nelle nuove case.
Le seguenti variabili complessificano la comprensione della situazione familiare che vediamo nelle consultazioni, tanto individuali, che di coppia, come familiari:
A. i periodi (fasi) della vita familiare,
B. i momenti della vita familiare,
C. le prospettive di ciascuno degli integranti dei gruppi familiari sui gruppi familiari che sono in gioco nella costruzione della soggettività di ciascuno, in conseguenza della convivenza, del condividere – del vivere con (convivere) -, la propria vita quotidiana.
D. Del livello di intensità dell’esperienza di ‘svalutazione’ della famiglia attuale in rapporto al luogo gerarchizzato della famiglia progenitrice del passato. Alcuni sentono e/o li fanno sentire ‘familiari di seconda categoria’ in rapporto ai progenitori, nonostante la loro riconosciuta incidenza nella vita gruppale familiare attuale.

4ª constatazione
“Allineamento” dei sentimenti di appartenenza con l’appartenenza reale
È il tentativo di chiarire le prospettive, meta-prospettive e meta-meta-prospettive, i sentimenti di appartenenze gruppali familiari nel loro incontro con l’appartenenza reale.
Poter nominare quello che sono tra loro (Bauleo è presente in questi temi).
Questo favorisce le relazioni familiari, alleviando la sofferenza e il patimento di tutti gli integranti del gruppo familiare in gioco.
Quanto più coincidono il sentimento di appartenenza con l’appartenenza reale, meglio sarà la propria disposizione alla convivenza e alla qualità della stessa.
Quanto sarà facile trovare un codice comune tra gli integranti familiari se non esistono parole che nominino i distinti luoghi in queste famiglie attuali!
Non c’è neanche una legislazione, ancora, per queste convivenze familiari che disponga, chiaramente, i diversi tipi di alleanze, il luogo, i ruoli e le funzioni parentali, le appartenenze materiali, le proprietà, il denaro, la parentela, ecc.

VIII) Di madre ce ne è una sola?
Sembra che ci siano varie paternità e maternità.
Una volta un professore di ginecologia di Barcellona disse, in una relazione alla radio, che immaginava di trovarsi con un bambino che lui aveva assistito come medico ostetrico e gli diceva così:

  • “Ti presento qui la tua madre genetica, qui la tua madre di ventre, qui la tua madre di educazione dei primi mesi (che è una pseudo infermiera) e la tua madre educativa, che ti ha adottato”.

Per lo meno quattro madri, considerando la famiglia nucleare.
Ci sono bambini istituzionalizzati (rifugi) che possono arrivare ad avere più figure materne e/o paterne.
Allora, di madre ce ne è una sola? Questa è la domanda.

IX)
Nello spazio familiare:

  • Come si distribuisce lo spazio nell’intimità, democraticamente o no? Come si circola all’interno della casa?
  • Come si è vestiti di fronte all’altro?
  • I figli come pensano agli altri bambini della famiglia?
  • Sono fratelli, mezzi fratelli, che cosa sono?
  • Possono comprendere e sostenere una storia con un gruppo familiare, un’altra con un altro gruppo familiare e un’altra storia con altri gruppi familiari?
  • E che cosa accade con la frase di Martin Fierro, “che i fratelli siano uniti, questa è la prima legge”? Come la pensiamo nelle famiglie di oggi?


X) Paure basiche
In queste nuove famiglie si generano attivazioni delle paure basiche.
Le paure familiare si intrecciano con le paure sociali.
Angoscie confusionali per il fatto di rimanere come “con la testa fra le nuvole”, con pochi appoggi di fronte ai cambiamenti, alle modifiche dell’identità.
Paura che possa accadere qualcosa ai figli.
Angoscie persecutorie per l’avvento dello sconosciuto di fronte ai cambiamenti nelle forme di organizzazione e funzionamento delle famiglie.
Paure della perdita degli affetti familiari, mancanza di protezione, impotenza economica, segregazione sociale per il fatto di non avere un’appartenenza familiare tradizionale, o per la ‘macchia’ della separazione.
Paura della sofferenza per le perdite delle organizzazioni conosciute. Timori di ‘sprecare’ il tempo e lo sforzo che porta a costruire una nuova organizzazione familiare.

XI)
Una maniera soddisfacente di portare avanti un progetto familiare comune è: tra tutti noi.
Non è soltanto tra tutti, né tra noi, ma tra tutti noi. E, successivamente, con piccoli cambiamenti e piccole conquiste.
Non è semplice, né tutti possono farcela con tante variabili: storiche, genetiche, familiari, incrociate simultaneamente.
Metodologicamente, nella consultazione, lavoriamo con il transfert diretto, laterale e istituzionale, con il controtransfert e l’implicazione.

XII) Deviazioni
A) La famiglia tradizionale e le famiglie attuali, nella loro costituzione, hanno vantaggi e svantaggi.

Oscillano su un asse di tensione che possiamo schematizzare in questo modo: nelle famiglie tradizionali: si ha maggior stabilità apparente, meno angoscia, meno rischi di mobilizzazione psichica, meno paure.
Soffrono, dopo un periodo di attività, una deviazione nel loro funzionamento che chiamiamo ‘Quadro di intossicazione fmailiare’ (Scherzer A. 2004, inedito), imparentato con quello delle ‘famiglie agglutinate’ di Bleger, nelle quali sottolineiamo il carattere tossico che può avere la convivenza in questo tipo di famiglie.
Dicono nelle sessioni:
“… siamo intossicati (passati) di famiglia, i miei genitori vivono soltanto per la famiglia e per noi. Non pensano mai a loro, non escono, non si divertono, noi siamo il loro divertimento”.
Sono frequenti i tentativi di autoeliminazione, il diabete, l’alcoolismo.
Queste famiglie tradizionali, di costituzione classica, sono state studiate, storicamente, da un teoria egemonica in questo campo: la psicoanalisi, con il complesso di Edipo e la sessualità infantile come elementi centrali della sua indagine.

Teoria e tecnica che, sole, senza articolarle con altre teorie e tecniche, non sono sufficienti per intervenire adeguatamente sulla quantità delle variabili presenti.
È necessario includere variabili: gruppali, istituzionali, in dialogo con altre discipline.

B) Una deviazione poco desiderata nelle famiglie attuali ci ha portato alla descrizione di un altro quadro clinico: il “quadro di confusione gruppale familiare”.
Una maniera possibile di pensarlo è mediante un indicatore: il livello di Confusione gruppale familiare.
Lo esploriamo con queste variabili e lo valutiamo qualitativamente continuando a lavorare con essi:
a) Chi è il noi?
b) quanti noi ci sono?
c) come si chiamano? Come si autodenominano?
d) Che cosa credono di essere?
e) Che cosa ciascuno crede che sia la parentela con l’altro?
f) Che domicilio ‘ufficiale’ hanno?
g) Qual è la casa preferita?
h) C’è l’abilitazione di un padre in rapporto alla funzione che adempie l’altro ‘padre’?
i) Il ‘titolo’ di padre chi lo concede? Si auto-concede?

XIII) Vantaggi
Queste famiglie attuali, nonstante le paure che generano e le differneze che producono, ci mostrano che hanno vari punti a favore:

  • una maggiore offerta di identificazione, un possibile arricchimento di identificazione,
  • i suoi integranti possiedono molteplici appartenenze gruppali,
  • c’è un aumento dell’offerta di altri appoggi,
  • più apertura di ‘testa’ ai fini dell’integrazione sociale con più gente,
  • più ‘parentela’,
  • nuove figure nella vita di ciascuno,
  • miglioramenti economici e patrimoniali, in alcuni casi.


Diceva una adolescente (17 anni):
“Io riconosco internamente come essa ha inciso nella mia formazione, come ha potuto sostituire mia madre in molte cose… come una matrigna. È cambiato il mio rapporto con la gente. La verità è che ha fatto un sacrificio e quello perché non ha figli”.
Nonostante i suoi modelli, la famiglia come istituzione, in questa società, è ancora in piedi. E sembra ogni volta più necessaria.
L’identità, il supporto, gli affetti, l’educazione, il finanziamento economico per le differenti attività della vita, le cure per la sopravvivenza, si generano primordialmente – anche se non esclusivamente – in questo quadro.
Uno ascolta nei reportage della radio e della TV di come i giocatori di calcio, o di altri sport, gli artisti, ecc., dedichino i propri trionfi e le proprie conquiste ai propri familiari e, nelle sconfitte, si affidino di più ai loro familiari che ai dirigenti sportivi delle loro rispettive istituzioni.

XIV) Interrogativi alla teoria psicoanalitica classica
Cinquanta anni dopo, facciamo alcune precisazioni che confermano l’attualità del pensiero clinico di Pichon-Rivière.
La famiglia che ha considerato Enrique Pichon-Rivière era quella della sua epoca nel Rio de la Plata: la famiglia nucleare costituita da madre, padre, figlio.
È che non esisteva il divorzio legale in Argentina.
In Uruguay era legalizzato ma non veniva praticato. Era mal visto nelle differenti classi sociali, particolarmente nella classe media e alta, dove si preferiva vivere con ipocrisia prima che la propria decisione potesse produrre qualche forma di segregazione sociale.
Non esistevano le conformazioni familiari del mondo odierno.
La definizione è stata pernsata da lui per operare nel campo della Salute mentale, quello della psichiatria di quel tempo.
Enrique Pichon-Rivière ha posto il funzionamento della famiglia come Gruppo Operativo, in base a tre ruoli diffenerenziati: madre, padre, figlio. Per lui, e per la sua formazione psicoanalitica, questi ruoli differenziati potevano – e possono – pensarsi, erroneamente, come riferiti al Complesso di Edipo.
Ma questi ruoli hanno lo scopo di realizzare obiettivi-compiti del gruppo familiare. Qui sta la differenza con altri autori.
Deleuze e Guattari, ne “L’anti-Edipo”, hanno criticato duramente le “terre familiari dell’Edipo” della psicoanalisi e il modo di pensare psicoanaliticamente la produzione desiderante.
È un peccato che non abbiano incluso, là, le idee di Enrique Pichon-Rivière, che erano antecedenti a quei postulati.
Sono una risposta concreta ai loro interrogativi.
Le idee di Enrique Pichon-Rivière decentrarono il modo di produzione desiderante dal Complesso di Edipo alle terre del Gruppo Umano, della Gruppalità Familiare. E con esso, al Gruppo Familiare.
La famiglia gruppale ha obiettivi-compiti prescritti dalla Società, con ruoli e funzioni in rapporto a ciascun compito da realizzare.
È da qui che l’intervento clinico diventa sempre più efficace.
Diremmo, più precisamente, che quello “denominato paziente” è un emergente della dinamica dei suoi gruppi familiari e i ruoli diffenrenziati e funzionali servono per adempiere gli obiettivi-compiti prescritti dal sistema sociale e fondanti il Gruppo Familiare.
Il Complesso di Edipo non è, di per sé, una famiglia, né un gruppo.
Colora il funzionamento psichico, ma non lo costituisce in forma esclusiva.
Storicamente, si riferisce il desiderio inconscio a situazioni familiari di consanguineità.
Il complesso di Edipo freudiano omette, nella considerazione della costruzione della soggettività, il rapporto del soggetto con le sue circostanze.
Non include l’analisi di temi come il potere, il denaro, la solidarietà, la famiglia, il gruppo, le istituzioni, ecc.
Per quale motivo la famiglia è una dimensione omessa o poco considerata dagli autori psicoanalitici?
Forse perché Freud non ha gerarchizzato nella sua teorizzazione sul Complesso di Edipo la dimensione gruppale familiare: Edipo Re (quello di Sofocle) era adottato!!!
L’analisi della vita intra-psichica centrata sul complesso di Edipo porta a pensare che i pazienti vivano una realtà decontestualizzata e parziale.
Neanche Freud ha evidenziato che Edipo fu re.
Non ha preso in considerazione, dunque, la possibilità di includere le variabili politiche.
Né il fatto che appartenne a due famiglie reali: quella di Corinto e quella di Tebe.
La Realtà è economica, politica (disoccupazione, la svalutazione della moneta, l’‘impunità’ dello Stato, ecc.) sociale, culturale, di genere, e non solo desiderante.
Quindi, l’analizzatore denaro è tanto importante come unità di analisi dei processi vincolari:
sono padroni o operai?
Uomo o donna?
Chi ha il potere delle decisioni all’interno della famiglia?
Chi paga la terapia?

Qualche anno fa ho ascoltato in un Congresso rioplatense, uno psicoanalista che disse che siccome lavorava con il complesso di Edipo dei suoi pazienti nell’analisi individuale, e siccome il complesso di Edipo è nella famiglia e la famiglia è un’istituzione, lui era un’analista istituzionale.

  • Quali sono i rapporti tra Psicoanalisi e Psicologia Sociale?
  • Di che famiglia parliamo?
  • Con che parametri di salute?
  • Con quali strumenti operare?


La tecnica psicoanalitica ortodossa della regressione transferenziale, fomentando la creazione di una nevrosi transferale per analizzare i contenuti edipici inconsci è ancora vigente?
Pensiamo che già non sia vigente per tutti i casi clinici, come era una volta, nelle decadi dal 1950 al 1980. Seguiamo Deleuze e Guattari nelle loro impostazioni critiche sul modo di produzione desiderante mediante l’edipizzazione del soggetto.
Il lavoro con i Gruppi e, soprattutto, con gruppi di integranti psicotici, ci ha mostrato un cambiamento inevitabile nelle teorizzazioni del lavoro clinico da una prospettiva psicoanalitica.
Non si possono più trascurare gli apporti psicosociali.
Ci ha portato a testimoniare situazioni inattese, come l’evitamento deliberato, da parte degli adolescenti di un gruppo terapeutico, di parlare di questioni vincolate con la loro vita familiare e, ancor meno, con quelle edipiche.
Ciò che più importava loro era capire le variabili istituzionali, cioè dove erano, che cosa facevano nell’istituzione, come era la sua organizzazione, come collocarsi nella realtà istituzionale che trascendeva la realtà familiare.
Pensiamo che sia possibile un’integrazione concettuale di aspetti della teoria Psicoanalitica freudiana, della Psicologia Sociale di Pichon-Rivière e dei suoi discepoli, degli apporti della Psicoanalisi Gruppale di René Kaes ed i suoi collaboratori, della Percezione Interpersonale di Ronald Laing, delle tematiche di Genere che sollevano gli autori come Juliet Mitchell, Jessica Benjamin, Ana M. Fernandez, Eva Giberti, Irene Meler, S. Bleichmar, E. Dio, ecc.
C’è abbastanza lavoro per andare avanti. Ora siamo qui.
Per il finale.
“La famiglia è un maggior puntellamento della madre”, disse un paziente.
Una madre può psicotizzarsi, ammalarsi, morire, ma è più difficile che si disintegri tutto un gruppo familiare di appartenenza. Contiene più persone, più variabili in gioco e più ‘nodi’ che legano e sostengono gli integranti tra sé.

Gennaio, 2011

1. Il presente articolo è l’aggiornamento diel lavoro presentato alla Tavola Rotonda “Vita quotidiana: nuove forme di coppia e famiglia” del V Congresso di AUDEPP (Associazione Uruguaiana di Psicoterapia Psicoanalitica) nel maggio 2009

2. Alejandro Scherzer è dottore in psicologia. Uruguay. alescher@adinet.com.uy

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