La definizione di malattia mentale, come la definizione delle strategie terapeutiche deve tenere conto dell'intreccio sempre più stretto tra patogenesi e forme della relazione sociale. Forme che in altri tempi avremmo definito psicotiche sembrano oggi disegnare l'orizzonte dell'agire collettivo.
La stampa e la televisione ci informano del fatto che uno studente si presenta alla Virginia Tech University e uccide a rivoltellate una trentina dei suoi compagni per vendicarsi della solitudine di cui è sempre stato circondato. Siamo informati del fatto che i dipendenti della Telecom France si uccidono a decine perché non riescono più a sopportare l'accelerazione dei ritmi produttivi, l'insicurezza del posto di lavoro, la frenetica girandola della flessibilità. Siamo informati del fatto che diciannove giovani arabi si uccidono precipitandosi a bordo di aerei di linea contro le torri gemelle del WTC di Manhattan. Ma sembra che si tratti di casi isolati, esplosioni immotivate di follia o fanatismo criminale integralista. possiamo anche ammettere che si tratti di follia e di fanatismo criminale integralista. Ma se il fanatismo integralista cresce in proporzione diretta con l'umiliazione subita, la follia non è più un fenomeno eccezionale, bensì una patologia di massa che si diffonde come conseguenza del supersfruttamento cui è sottoposta la mente e il sistema nervoso della collettività. E il suicidio tende a diffondersi sempre più ampiamente quando il cervello collettivo non vede più alcuna via di scampo.



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