Centro studi e ricerche Josè Blegér, Rimini

Scuola di prevenzione, Psicanalisi operativa, Concezione operativa di gruppo

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Scuola di prevenzione Josè Blegér di Rimini: benvenuto

Laboratorio infermieristico di comunità

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L’idea è quella di organizzare il lavoro infermieristico indagando i bisogni delle persone.

Lavorare sui bisogni vuol dire cercare strade possibili in direzione della loro soddisfazione. Vuol dire provare a risolvere i problemi dopo averne preso coscienza.

L’infermieristica dei bisogni ha come primo problema l’intercettazione.

Intercettare un bisogno vuol dire stipulare un patto con la persona e poi essere disposti ad ascoltare. Attraverso l’ascolto è possibile intercettare il bisogno.

Quando si mette in campo la parola “ascolto” se ne chiamano altre implicitamente. L’ascolto funziona se vi è un soggetto parlante e/o comunque in grado di comunicare segnali percepibili.

Se vi è chi parla e chi ascolta vi è anche un canale di comunicazione ed un linguaggio che sul canale scorre più o meno fluidamente.

Liberare il canale di comunicazione da attriti, renderlo “liscio” e praticabile, vuol dire disporsi all’ascolto.

Intercettare un bisogno pone immediatamente davanti ad una scelta: quale linguaggio utilizzare per comunicare?

Il teatro è un possibile linguaggio di comunicazione di bisogni. Costruire uno spazio teatrale “liscio” e praticabile, vuol dire porsi nella condizione di intercettare i bisogni e lavorare sulle possibili soluzioni.

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Fattori di Ritenzione in trattamento: analisi dei Risultati di due anni (2002/2004) del programma terapeutico del Centro di Osservazione Diagnosi e Terapia Breve di Vallecchio

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Il Centro di Osservazione Diagnosi e Terapia Breve di Vallecchio è un programma della cooperativa sociale Cento Fiori in collaborazione con la A.S.L. di Rimini. Il Centro si rivolge a casi di Doppia Diagnosi cioè la dipendenza da sostanze in comorbilità psichiatrica. L’organizzazione si basa sulla concezione operativa di gruppo e prevede colloqui individuali, di gruppo e familiari e terapia psicofarmacologica che comprende l’utilizzo di metadone e buprenorfina.

L’intera istituzione gioca un ruolo terapeutico, con le attività lavorative, educative e ricreative. I tempi di trattamento sono di circa tre mesi, lo scopo delle osservazioni e del trattamento è la formulazione della diagnosi e di una indicazione terapeutica successiva. La procedura diagnostica viene effettuata in équipe componendo le osservazioni effettuate nei colloqui individuali, gruppali e familiari, le attività lavorative e ludiche e le altre attività quotidiane. L’équipe è composta da tirocinanti, educatori, psicologi, psichiatri e capi settore delle attività lavorative e tutti hanno diritto di parola.

Scopo della ricerca

Lo scopo di questa ricerca consiste nell’indagare le differenze tra il gruppo dei pazienti che sono stati dimessi e il gruppo di pazienti che hanno interrotto il programma. Quali sono i fattori che possono portare all’abbandono del programma o alla sua conclusione? Ci sono pazienti con caratteristiche di personalità che possono far prevedere l’abbandono o la dimissione? E infine una compromissione psicopatologica potrebbe portare all’abbandono del programma?

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Il viaggio in Goletta del Centro Diurno della Cooperativa Sociale Cento Fiori di Rimini

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Il centro diurno

Il Centro Diurno è una struttura terapeutico riabilitativa semiresidenziale, convenzionata con l’Ausl (Ser.t., Simap, Handicap adulti), seguita da un’équipe terapeutica formata secondo la concezione operativa di gruppo; tale concezione fa riferimento al lavoro dello psichiatra e psicoanalista argentino Pichon Rivière la cui esperienza teorica e pratica è stata sviluppata in italia dal Prof. Armando Bauleo dell’IPSA (Istituto di Psicologia Sociale Analitica) di Venezia.

L’équipe è composta da: uno psichiatra, una pedagogista, una psicologa, una educatrice professionale, due capi settore lavorativi con una formazione specifica sulle problematiche trattate.

Il programma terapeutico, al quale si accede con la firma di un contratto, è rivolto a persone che presentano problematiche di dipendenza patologica: alcoolismo, tossicodipendenza, disturbi del comportamento alimentare.

Il Centro si occupa anche di casi di doppia diagnosi.

Il progetto Goletta: presupposti teorici e metodologia

Ogni anno il gruppo di utenti in terapia presso il Centro Diurno realizza un viaggio in barca. Si tratta di una imbarcazione del 1936, ristrutturata e armata a Goletta nel ’90 dal cantiere nautico della Cooperativa Cento Fiori di Rimini. E’ attualmente gestita dalla Cooperativa Atlante: lunga 24 metri può ospitare 14 persone. Nei mesi di Luglio e Agosto è utilizzata dalla Lega Ambiente per il monitoraggio del mare.

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Esperienze in campo coi gruppi operativi

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In questo lavoro cerco di rappresentare come io ho inteso e provato ad integrare nella mia pratica clinica

  1. la teoria del campo di M. e W. Baranger (secondo cui la diade paziente-terapeuta genera un campo, che – come Gestalt – differisce da ciò che ciascuno dei due poli della relazione è separatamente dall’altro, e che prevede tre livelli di strutturazione:

    • 1. il setting;

    • 2. la transazione verbale che si svolge in seduta (il manifesto);

    • 3. la fantasia inconscia, ovvero la struttura latente alla quale si accede col lavoro analitico (M. e W. Baranger, 1990) ;

  2. le teorie di Bion relative a:

    • funzionamento dell’apparato mentale (impressioni sensoriali → elementi β → Funzione α → elementi α; poi: → preconcezioni → concezioni → pensiero astratto, oppure: → pensiero come “un problema da risolvere” → apparato per pensare i pensieri, a seconda di realizzazione positiva (gratificazione) o negativa (frustrazione sopportabile), ecc.) (W. Bion, 1970)

    • concetto di rêverie (W. Bion,1972) ,

    • legami L, H e K (+ e –) (W. Bion, 1972),

    • funzionamento dei gruppi (considerati come totalità, con aspetti manifesti e latenti, che tendono a strutturarsi in forme particolari – assunti di base – a seconda delle forze in campo) (W. Bion, 1971); e

  3. la teoria dei Gruppi Operativi di Pichon-Riviere, che considera il compito come l’elemento motivazionale fondante del gruppo, al quale questo si relaziona e tende dovendo superare resistenze e ostacoli latenti, oltre che manifesti; il terapeuta (coordinatore del gruppo), che non fa parte del gruppo allo stesso titolo degli integranti, ha un compito diverso: quello di aiutare il gruppo a superare le resistenze latenti (i bastioni, direbbero i Baranger) che ne ostacolano il lavoro ed impediscono il raggiungimento degli obiettivi (E. Pichon-Riviere, 1971) .

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La dinamica della passività in una casa di riposo per anziani

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Espongo alcune linee di approccio alla problematica della passività del vecchio nelle Case di Riposo per anziani. Possiamo dire che tra passività, solitudine e una convivenza assai deteriorata trascorre la vita dei residenti in queste istituzioni.

L'anziano, da quando lascia di essere un soggetto produttivo, ha socialmente aggiudicato un ruolo passivo. In quel momento, per tutta una serie di ragioni nelle quali non ci dilunghiamo, l'anziano diventa un peso, una molestia specialmente nella misura in cui non si deposita in lui più nessuna aspettativa, non ci si aspetta nulla da lui, salvo la morte.

La perdita di un ruolo attivo suppone che l'anziano non può più dare e pertanto nemmeno può chiedere. Solo ricevere. Così come non si concepisce che possa avere un progetto di vita, si trasforma e resta sempre più escluso dalla dinamica sociale e familiare.

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