Parlare della famiglia in questo luogo mi sembra essere un compito complesso. Voglio cominciare con una citazione di Leonardo Montecchi (1989):
“Non è casuale che il discorso dell’egemonia sia in ultima istanza la modalità formale attraverso cui il potere viene esercitato e che nella interpretazione Gramsciana stia a significare la complessità di apparati ideologici e istituzionali che producono l’ideologia dominante.
E’ proprio questo calarsi nel quotidiano dell’ideologia, questo suo filtrare in forma molecolare nel linguaggio, nel senso comune, che costituisce lo specifico ambito di pertinenza psicoanalitica.
E’ nella dimensione della quotidianità, dove il tempo sembra scomparso, dove domina la coazione a ripetere che si manifesta il discorso dell’egemonia.
Sta qui il segreto del consenso alla stabilizzazione ed alla repressione del desiderio di cambiamento.
Nella quotidianità, infatti, confluiscono brandelli di ideologia e visioni del mondo, parti di religioni che vengono assembleate nel senso comune, nel linguaggio quotidiano che struttura il proprio soggetto.
Qui nella dimensione familiare non c’è spazio che per un desiderio interdetto per un soggetto sottomesso ad un ordine simbolico che è a lui preesistente e dove l’assunzione de l’aggiudicazione del ruolo è determinato da un codice morale prodotto da un contesto storico, economico e sociale determinato ma vissuto come assoluto ed immutabile.”







