<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>

<!DOCTYPE rss PUBLIC "-//Netscape Communications//DTD RSS 0.91//EN"
 "http://my.netscape.com/publish/formats/rss-0.91.dtd">

<rss version="0.91">

<channel>
<title>Scuola di prevenzione Jose Bléger</title>
<link>http://www.bleger.org</link>
<description>Scuola di prevenzione Jose Bleger</description>
<language>en-us</language>

<item>
<title>Il dipartimento di Salute Mentale di Camerino Giuliana Grifantini</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=38</link>
<description>IL DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE DI CAMERINO<br>UN PERCORSO POSSIBILE<br><br>Il Servizio di Salute Mentale nasce a Camerino come &ldquo;centro di recupero&rdquo; nel 1985, (L.R. 27/1985) successivamente sulla base delle modifiche legislative nazionali e regionali con la riorganizzazione delle Aziende sanitarie locali ed accorpamento delle stesse si &egrave; venuto a costituire il un nuovo assetto istituzionale nel 1995 che resta a tutt&rsquo;oggi invariato. Il Servizio comprende il territorio della ex usl 18 San Severino Marche e usl 20 di Camerino e il territorio dei comuni di Matelica ed Esanatoglia in precedenza gestiti dalla usl di Fabriano.<br>Riassumendo la popolazione appartenente alla AUSL 10 &egrave; di circa 48.000 abitanti,&nbsp; distribuita su un territorio di circa 1.200 Kmq per la maggior parte montano, costituita da 21 Comuni a loro&nbsp; volta riuniti sotto 3 Distretti Camerino, San Severino e Matelica a loro volta associati a 2 Comunit&agrave; Montane.&nbsp; Tutto questo per evidenziare che storicamente la popolazione afferente all&rsquo;attuale Dipartimento di Salute Mentale, e gli operatori che se ne occupano non hanno una storia comune bens&igrave; &egrave; frutto di scelte amministrative&nbsp; ed istituzionali.<br><br>L&rsquo;assistenza psichiatrica ai diversi comuni era stata strutturata sulla base della seguente tabella<br><br> <strong>Distretto Camerino<br></strong><div>Acquacanina &ndash; Bolognola &ndash; Camerino &ndash;Castelsant&rsquo;Angelo Sul Nera &ndash; Fiastra &ndash; Fiordimonte &ndash; Montecavallo &ndash; Muccia &ndash; Pievebovigliana &ndash; Pievetorina &ndash; serravalle del Chienti &ndash; Ussita -&nbsp; Visso&nbsp; </div><br><strong>Distretto San Severino&nbsp; <br></strong><div>Fiastra - Castelraimondo &ndash; Gagliole &ndash; Pioraco &ndash; San Severino M. &ndash; Sefro </div><br><strong>Matelica<br></strong><div>Matelica - Esanatoglia</div><br><br><br></description>
</item>

<item>
<title>la relazione gruppo compito. Massimo De Berardinis</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=37</link>
<description>LA RELAZIONE GRUPPO &ndash; COMPITO&nbsp; IN PSICOANALISI OPERATIVA<br><br>Massimo De Berardinis<br><br>Nella definizione di Pichon Rivi&egrave;re, secondo la quale un gruppo operativo &egrave; un &ldquo;insieme di persone, legate per costanti di tempo e di spazio ed articolate su una mutua rappresentazione interna, che si propone esplicitamente o implicitamente un compito che costituisce il suo scopo&rdquo;, l&rsquo;elemento compito rappresenta uno dei fattori basilari per la costituzione e l&rsquo;organizzazione di un gruppo; &egrave;, infatti, intorno al compito che il gruppo si costituisce ed &egrave; a partire dalla sua definizione che prende a dipanarsi anche il processo gruppale.<br>Inizialmente il compito rappresenta sempre, per un gruppo, una finalit&agrave; razionale (compito manifesto) orientata alla modificazione concreta di una data situazione esplicita; ma nel procedere pendolare del processo gruppale &nbsp;dall&lsquo;implicito all&rsquo;esplicito, cio&egrave; nel lavoro stesso di svolgimento del compito (giacch&egrave; per compito del gruppo intendiamo insieme, sia l&rsquo;obiettivo che il restare centrati sull&rsquo; obiettivo) il &nbsp;gruppo perverr&agrave; al disvelamento di altre finalit&agrave; (compito latente) dapprima sconosciute.<br>Affinch&egrave; il processo gruppale, innescato dalla tensione gruppo-compito, possa svilupparsi in modo operativo &egrave; necessario, dopo il consenso del coordinatore, successivo alle fase d contrattazione, una preliminare impostazione dell&rsquo;inquadramento gruppale.</description>
</item>

<item>
<title>Laboratorio infermieristico di comunit&agrave; di Lorenzo Marvelli</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=35</link>
<description>&nbsp; <div align="center"><strong>Laboratorio infermieristico di comunit&agrave;</strong></div><br><div align="center">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Lorenzo Marvelli <a href="mailto:marvelli@hotmail.it">marvelli@hotmail.it</a><br></div><br><div align="justify">L&rsquo;idea &egrave; quella di organizzare il lavoro infermieristico indagando i bisogni delle persone.</div><br><div align="justify">Lavorare sui bisogni vuol dire cercare strade possibili in direzione della loro soddisfazione. Vuol dire provare a risolvere i problemi dopo averne preso coscienza.</div><br><div align="justify"><br></div><br><div align="justify">L&rsquo;infermieristica dei bisogni ha come primo problema l&rsquo;<em>intercettazione</em>.</div><br><div align="justify"><br></div><br><div align="justify"><strong>Intercettare un bisogno</strong> vuol dire stipulare un patto con la persona e poi essere disposti ad ascoltare. Attraverso l&rsquo;ascolto &egrave; possibile intercettare il bisogno. </div><br><div align="justify">Quando si mette in campo la parola &ldquo;ascolto&rdquo; se ne chiamano altre implicitamente. L&rsquo;ascolto funziona se vi &egrave; un soggetto parlante e/o comunque in grado di comunicare segnali percepibili.</div><br><div align="justify">Se vi &egrave; chi parla e chi ascolta vi &egrave; anche un canale di comunicazione ed un linguaggio che sul canale scorre pi&ugrave; o meno fluidamente.</div><br><div align="justify">Liberare il canale di comunicazione da attriti, renderlo &ldquo;liscio&rdquo; e praticabile, vuol dire disporsi all&rsquo;ascolto.</div><br><div align="justify"><br></div><br><div align="justify">Intercettare un bisogno pone immediatamente davanti ad una scelta: quale linguaggio utilizzare per comunicare?</div><br><div align="justify"><strong>Il teatro</strong> &egrave; un possibile linguaggio di comunicazione di bisogni. Costruire uno spazio teatrale &ldquo;liscio&rdquo; e praticabile, vuol dire porsi nella condizione di intercettare i bisogni e lavorare sulle possibili soluzioni.</div><br><div align="justify"><br></div><br><div align="justify">Se il teatro &egrave; il linguaggio per catturare bisogni, una specie di <em>acchiappafantasmi</em>, ora &egrave; necessario definire uno spazio, un ambito all&rsquo;interno del quale costringere, imprigionare tali bisogni chiamandoli a gran voce allo scoperto. Potremmo definire questo spazio, un <strong>luogo </strong>ovvero un ambito con caratteristiche specifiche e riconoscibili, con una specie di identit&agrave;, di storia. Un luogo, come scrive M. Augé, &egrave; qualcosa di diverso da un <strong>non luogo; </strong>mentre il primo infatti ha, come abbiamo visto, specifiche caratteristiche di identit&agrave; e storia, il non luogo &egrave; qualcosa sempre uguale ad altri non luoghi privi di identit&agrave; ed assolutamente omologati, aspecifici, generici, poveri di significati importanti ed incapaci di produrre senso se non quello che ha l&rsquo;aspetto dell&rsquo;inutilit&agrave;, del consumo fine a se stesso, dell&rsquo; assenza di relazioni umane.</div><br><div align="justify"><br></div><br></description>
</item>

<item>
<title>Fattori di Ritenzione in trattamento</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=34</link>
<description><strong><br></strong><strong><br></strong><strong>Analisi dei Risultati di due anni (2002/2004) del programma terapeutico del Centro di Osservazione&nbsp; Diagnosi e Terapia Breve di Vallecchio <br></strong><strong><br></strong><strong>Leonardo Montecchi*, Michele Maurizio D&rsquo;Alessio**, Antonio Nigro**<br></strong><strong>*Psichiatra Psicoterapeuta A.S.L. di Rimini Direttore della scuola di prevenzione J.Bleger<br></strong><strong>**Psicologo tirocinante dell&rsquo;Universit&agrave; di Urbino<br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong>INTRODUZIONE<br></strong>Il Centro di Osservazione Diagnosi e Terapia Breve di Vallecchio &egrave; un programma della cooperativa sociale Cento Fiori in collaborazione con la A.S.L. di Rimini.<br>Il Centro si rivolge a casi di Doppia Diagnosi cio&egrave; la dipendenza da sostanze in comorbilit&agrave; psichiatrica.<br>L&rsquo;organizzazione si basa sulla concezione operativa di gruppo e prevede colloqui individuali, di gruppo e familiari e terapia psicofarmacologica che comprende l&rsquo;utilizzo di metadone e buprenorfina.<br>L&rsquo;intera istituzione gioca un ruolo terapeutico, con le attivit&agrave; lavorative, educative e ricreative. <br>I tempi di trattamento sono di circa tre mesi, lo scopo delle osservazioni e del trattamento &egrave; la formulazione della diagnosi e di una indicazione terapeutica successiva. La procedura diagnostica viene effettuata in &egrave;quipe componendo le osservazioni effettuate nei colloqui individuali, gruppali e familiari, le attivit&agrave; lavorative e ludiche e le altre attivit&agrave; quotidiane.<br>L&rsquo;&egrave;quipe &egrave; composta da tirocinanti, educatori, psicologi, psichiatri e capi settore delle attivit&agrave; lavorative e tutti hanno diritto di parola.<br>&nbsp;<br><br><br></description>
</item>

<item>
<title>ESPERIENZE IN CAMPO COI  GRUPPI  OPERATIVI di Vittorio Vandelli</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=33</link>
<description>&nbsp; <strong><em>ESPERIENZE &nbsp;IN &nbsp;CAMPO &nbsp;COI &nbsp;GRUPPI &nbsp;OPERATIVI<br></em></strong><strong>Vittorio Vandelli<a href="#_edn1">*</a><br></strong><div>In questo lavoro cerco di rappresentare come io ho inteso e provato ad integrare nella mia pratica clinica </div><br><div>A.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong><em>la teoria del campo di M. e W. Baranger </em></strong>(secondo cui la diade paziente-terapeuta genera un campo, che &ndash; come Gestalt &ndash; differisce da ci&ograve; che ciascuno dei due poli della relazione &egrave; separatamente dall&rsquo;altro, e che prevede tre livelli di strutturazione: </div><br><div>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il setting;</div><br><div>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la transazione verbale che si svolge in seduta (il manifesto);</div><br><div>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la fantasia inconscia, ovvero la struttura latente alla quale si accede col lavoro analitico (M. e W. Baranger, 1990) ;</div><br><div>B.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong><em>le teorie di Bion</em></strong> relative a:</div><br><div>&Oslash; funzionamento dell&rsquo;<em>apparato mentale</em> (impressioni sensoriali &rarr; elementi &beta; &rarr; Funzione &alpha; &rarr; elementi &alpha;; poi: &rarr; preconcezioni &rarr; concezioni &rarr; pensiero astratto, oppure: &rarr; pensiero come &ldquo;<em>un problema da risolvere</em>&rdquo; &rarr; apparato per pensare i pensieri, a seconda di <em>realizzazione</em> positiva (gratificazione) o negativa (frustrazione sopportabile), ecc.) (W. Bion, 1970)</div><br><div>&Oslash; concetto di r&ecirc;verie (W. Bion,1972) ,</div><br><div>&Oslash; legami L, H e K (+ e &ndash;) (W. Bion, 1972),</div><br><div>&Oslash; funzionamento dei gruppi (considerati come totalit&agrave;, con aspetti manifesti e latenti, che tendono a strutturarsi in forme particolari &ndash; <em>assunti di base</em> &ndash; a seconda delle forze in campo) (W. Bion, 1971); e</div><br><div>C.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong><em>la teoria dei Gruppi Operativi di Pichon-Riviere</em></strong>, che considera il <em>compito</em> come l&rsquo;elemento motivazionale fondante del gruppo, al quale questo si relaziona e tende dovendo superare resistenze e ostacoli latenti, oltre che manifesti; il terapeuta (coordinatore del gruppo), che non fa parte del gruppo allo stesso titolo degli integranti, ha un compito diverso: quello di aiutare il gruppo a superare le resistenze latenti (i <em>bastioni</em>, direbbero i Baranger) che ne ostacolano il lavoro ed impediscono il raggiungimento degli obiettivi (E. Pichon-Riviere, 1971) .</div><br><div><br><div><div><a href="#_ednref1">* </a>Psichiatra, Psicoterapeuta, socio ordinario dell&rsquo;A.F.P.P.( <em>Associazione Fiorentina di Psicoterapia Psicoanalitica</em>).</div><br><div>E-mail: <em><a href="mailto:vandelliv@aliceposta.it">vandelliv@aliceposta.it</a></em></div><br></div></div></description>
</item>

<item>
<title>Il viaggio in Goletta del Centro Diurno  di Laura Grossi</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=32</link>
<description>IL CENTRO DIURNO<br>Il Centro Diurno &egrave; una struttura terapeutico riabilitativa semiresidenziale, convenzionata con l&rsquo;Ausl (Ser.t., Simap, Handicap adulti), seguita da un&rsquo;équipe terapeutica formata secondo la concezione operativa di gruppo; tale concezione fa&rsquo; riferimento al lavoro dello psichiatra e psicoanalista argentino Pichon Rieviere la cui esperienza teorica e pratica &egrave; stata sviluppata in italia dal Prof. Armando Bauleo dell&rsquo;IPSA (Istituto di Psicologia Sociale Analitica) di Venezia.<br>L&rsquo;&egrave;quipe &egrave; composta da: uno psichiatra, una pedagogista, una psicologa, una educatrice professionale, due capi settore lavorativi con una formazione specifica sulle problematiche trattate.<br><br>Il programma terapeutico, al quale si accede con la firma di un contratto, &egrave; rivolto a persone che presentano problematiche di dipendenza patologica: alcoolismo, tossicodipendenza, disturbi del comportamento alimentare.<br>Il Centro si occupa anche di casi di doppia diagnosi.<br><br><br></description>
</item>

<item>
<title>Il teatro nella scuola di Lorenzo Minelli</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=31</link>
<description><strong>A</strong><strong>i&nbsp; miei replicanti-adolescenti<br></strong><br><strong><br></strong><strong>Andare a cercare significative assonanze<br></strong><strong>Gli spigoli agli incroci delle vie del nostro percorso quotidiano<br></strong><strong>I cambiamenti non ancora espressi<br></strong><strong>Lasciare trapelare allora ci&ograve; che dall'incontro suona<br></strong><strong>I moti d'animo si fanno essenze materiali<br></strong><strong>La vista svela di fronte l'ignoto profondo.<br></strong><br><strong>Si fa d'improvviso luce dove un buio timore protegge<br></strong><strong>Il bozzolo si schiude<br></strong><strong>La crisalide fa capolino<br></strong><strong>Si mostra.<br></strong><strong>Sfida la vita<br></strong><strong>Il mondo.<br></strong><strong>Voler&agrave; la crisalide ma non &egrave; ancora tempo<br></strong><strong>Ha guardato e si ripone nel bozzolo intatto<br></strong><strong>Non &egrave; ancora tempo <br></strong><strong>Il tempo verr&agrave; e sar&agrave; forte di questa sfida<br></strong><strong>La crisalide avr&agrave; il coraggio di un lungo volo.<br></strong><br><br>&nbsp;<br><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong>1)&nbsp;&nbsp; </strong><strong><u>Il mio teatro nella scuola anno per anno<br></u></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong><br></strong><strong>Anno scolastico 1996-1997; scuola media statale quartiere Olmi,&nbsp; Milano<br></strong><br>&nbsp; Alla scuola media del quartiere Olmi di Milano giunsi a met&agrave; Novembre chiamato dalla preside in base alla graduatoria&nbsp; provinciale dei supplenti di lettere.&nbsp; Vi si sperimentava, con soli sei altri istituti scolastici in Italia, l'accorpamento tra l'elementare e la media. <br>Mi ritrovo nella 3&deg;B per italiano storia e geografia e nella 1&deg;B per italiano.&nbsp; Nelle scuole, diversi anni prima, avevo fatto qualche breve supplenza, poi pi&ugrave; nulla.<br><br></description>
</item>

<item>
<title>Kanapisa 2007 di Igor Vegni</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=28</link>
<description>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Kanapisa 2007<br>&nbsp; Nessun malato.....nessun criminale....<br>&nbsp;<br>A maggio di quest` anno si e svolta a Pisa la settima edizione di Kanapisa<br>Dedicata alle vittime della psichiatria totalitaria e del proibizionismo che Produce sempre piu maggiori danni.<br>Al ritmo ipnotico di diversi sound sistem che spaziavano dalla techno, al raggea alla goa migliaia di corpi fluidi&nbsp; e menti psico-attive si sono dati appuntamento in&nbsp; p.zza sant Antonio alle 16 di sabato 28 Maggio e lentamente hanno dato il via a questo variopinto Carnevale d`inizio estate.<br>TU-TU-CHA&nbsp;&nbsp; TU-TU-CHA&nbsp;&nbsp; TU-TU-CHA<br>Progressivamente il corteo invade le strade, le&nbsp; piazze, i&nbsp; luoghi di una citta<br><br><div>Uguale ad altre infinite.<br></div><br>Dove ordinariamente regna il capitale, fredde velocita isteriche e soldatini<br>Automi caricati da sua maesta onnipotente Denaro.</description>
</item>

<item>
<title>Autogestione degli stati modificati di coscienza</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=27</link>
<description>Autogestione degli stati modificati di coscienza<br><br><br><br><br>Ebbene si,si &egrave; svolta in localit&agrave; Orsoleto,comune di Poggio Berni la manifestazione:<br><br>&ldquo;United Colors of music, electronic dance meeting&rdquo;<br><br>Questa manifestazione &egrave; stata progettata da molto tempo, il programma &egrave; stato presentato alla Prefettura ed &egrave; stato richiesto un incontro per sapere se un evento di questo tipo avrebbe potuto svolgersi liberamente nella provincia di Rimini.<br><br>Di che evento si trattava:<br><br>Un incontro di DJ che eseguivano la loro musica elettronica per un tempo maggiore di una serata in discoteca. Un incontro di appassionati di questo tipo di musica per vivere tre giorni in una forma di comunicazione intensa, per sperimentare nuove forme di socialit&agrave; e per discutere di problematiche riguardanti la danza ed il contesto sociale contemporaneo,le forme legali ed illegali delle feste, gli stati modificati di coscienza e la transe.<br><br>Erano stati predisposti anche dei punti informativi sulla assunzione di sostanze con distribuzione di depliants che fungeva anche da presidio medico permanente, era prevista una libreria con testi attinenti le problematiche vissute e discusse nella festa.<br><br>Non si &egrave; trovato uno spazio pubblico disponibile per poter svolgere la festa,le richieste di spazi ai comuni di Verrucchio e di Sant&rsquo;Arcangelo sono state rifiutate.<br><br>Per questo motivo si &egrave; individuata un&rsquo;area e si &egrave; andati a trattativa privata con i proprietari per svolgere la manifestazione in quel luogo.<br><br>L&rsquo;area &egrave; un parco di circa 15.000 metri quadrati recintato e posto in zona isolata.<br><br></description>
</item>

<item>
<title>IL RAVE VISTO DA DENTRO DI LUANA CIULLO BASCO</title>
<link>http://www.bleger.org/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=24</link>
<description><br><div><strong>IL RAVE VISTO DA DENTRO DI LUANA CIULLO BASCO </strong></div><br><div>Techno-experience<br><br>Osservazione partecipante<br><br><br>Secondo una classificazione del grado di coinvolgimento del ricercatore nell&rsquo;indagine possiamo avere tre tipi di osservazione1:<br>* osservazione partecipante periferica: il ricercatore partecipa sufficientemente a ci&ograve; che accade nelle situazioni studiate, divenendo un membro senza per&ograve; essere il centro dell&rsquo;attivit&agrave;.<br>* osservazione partecipante attiva: il ricercatore sceglie un ruolo da interpretare all&rsquo;interno del gruppo-contesto in cui svolge l&rsquo;indagine mantenendo comunque un piede fuori e uno dentro.<br>* osservazione partecipante completa: pu&ograve; essere data dall&rsquo;appartenenza preliminare al gruppo-contesto oggetto di indagine, oppure pu&ograve; essere tale in quanto il ricercatore si converte alla cultura e al contesto sul quale indaga, come nel caso di Carlos Castaneda. Egli dapprima studia il contesto ed entra in contatto con i personaggi chiave oggetto della sua ricerca e poi adotta completamente la loro cultura, diventandone un membro.<br><br>Il mio caso &egrave; quello dell&rsquo;osservazione partecipante completa per appartenenza preliminare al gruppo.<br><br>Dati e fatti <br><br>Da circa due anni, ho intrapreso la via dell&rsquo;organizzazione di parties goatrance.<br>L&rsquo;idea &egrave; nata dalla voglia di costruire una festa in cui dare uno spazio di espressione artistica innanzitutto per me e i miei compagni di avventura, ma anche per ampliare le possibilit&agrave; di suonare, lavorare e divertirsi ad amici vecchi e nuovi.<br>Il mio gruppo &egrave; costituito da me, Maya e Nicoletta, noi siamo i fondatori di T3KNO3XPER13NC3, io sono la titolare ai sensi di legge; poi, del nostro gruppo, fanno parte tutta una schiera di persone, che ci aiutano nell&rsquo;impresa, dalla distribuzione dei flyers al montaggio delle deco, da chi sta al parcheggio a coloro che sono al bar, alla cassa ecc.<br>Nello scorso aprile, decidiamo di realizzare il nostro primo party open air e fissiamo la data per il 7 giugno 2003.<br>Individuiamo la location in cui dar luogo alla festa, un&rsquo;incantevole valle in mezzo alle colline.<br>Il party si chiamer&agrave; &ldquo;Sinapsy Music Valley&rdquo;.<br>C&rsquo;&egrave; da premettere che un mese prima nello stesso comune, abbiamo organizzato un altro party in un ristorante, e in concomitanza anche una conferenza sugli stati di coscienza modificati, tema caro all&rsquo;assessore alla Cultura del luogo. Infatti da tempo il comune in questione, organizza dibatti e ricerche inerenti gli stati di coscienza, con ampio spazio sui raves.<br></div><br></description>
</item>

</channel>
</rss>