Giovedì 06 Maggio 2010 11:50
Federico Suàrez
Articoli
Cercherò di parlare di istituzione dal punto di vista della Concezione Operativa di Gruppo.
Bauleo (1987) fa riferimento a tre dimensioni del concetto di “istituzione” nella nostra storia:
-
la psicologia degli ambiti
-
l’istituzione come strumento terapeutico
-
l’idea operativa della istituzione come “gruppo di gruppi”
Approfondiamo ognuna di esse.
Psicologia degli ambiti
Apro una piccola parentesi:
Il concetto di ambiti è di Pichon Riviere; però sarà Bleger colui che formulerà il disegno o schema a forma di “cozza”. Un primo schema compare nel 1963 in Psicologia della Condotta per poi, tre anni più tardi (in Psicoigene e Psicologia Istituzionale del 1966) essere ampliato ai quattro ambiti.
Più recentemente Leonardo Montecchi propone di prendere in considerazione un quinto ambito, l’ambito della “società” o “globalizzazione”. Credo che l’ambito comunitario sia stato sempre poco chiaro. Lo stesso Bleger riconosceva che esso si riferisce sia al quartiere che alla città o alla regione oppure alla nazione o ad un’insieme di nazioni. Nonostante ciò Bleger sembra voler limitare l’ambito in funzione delle potenzialità d’intervento dello psicologo-non disponiamo di strategie per intervenire sul mondo.
Leggi tutto...
Martedì 09 Febbraio 2010 19:41
Thomas von Salis
Articoli
Parlare della famiglia in questo luogo mi sembra essere un compito complesso. Voglio cominciare con una citazione di Leonardo Montecchi (1989):
“Non è casuale che il discorso dell’egemonia sia in ultima istanza la modalità formale attraverso cui il potere viene esercitato e che nella interpretazione Gramsciana stia a significare la complessità di apparati ideologici e istituzionali che producono l’ideologia dominante.
E’ proprio questo calarsi nel quotidiano dell’ideologia, questo suo filtrare in forma molecolare nel linguaggio, nel senso comune, che costituisce lo specifico ambito di pertinenza psicoanalitica.
E’ nella dimensione della quotidianità, dove il tempo sembra scomparso, dove domina la coazione a ripetere che si manifesta il discorso dell’egemonia.
Sta qui il segreto del consenso alla stabilizzazione ed alla repressione del desiderio di cambiamento.
Nella quotidianità, infatti, confluiscono brandelli di ideologia e visioni del mondo, parti di religioni che vengono assembleate nel senso comune, nel linguaggio quotidiano che struttura il proprio soggetto.
Qui nella dimensione familiare non c’è spazio che per un desiderio interdetto per un soggetto sottomesso ad un ordine simbolico che è a lui preesistente e dove l’assunzione de l’aggiudicazione del ruolo è determinato da un codice morale prodotto da un contesto storico, economico e sociale determinato ma vissuto come assoluto ed immutabile.”
Leggi tutto...
Lunedì 30 Novembre 2009 22:48
Massimo Ferrari
Articoli
Compito
Quando parliamo di situazione gruppale ci riferiamo a tre elementi strutturanti: coordinazione, organizzazione gruppale e compito.
Questa concezione è diversa da quella freudiana che è una concezione essenzialmente duale, dove gli elementi in gioco sono due: la massa e il leader.
Nel leader, che è esterno al gruppo, è depositato l'ideale dell'Io dei singoli individui, che, in questo modo, sono legati da un comune vincolo di "fratellanza". Questa identificazione collettiva nel leader fa sì che si formi la massa.
Dalla concezione gruppale si possono ricavare alcune implicazioni:
- il "padre" comune è in realtà "maternale" in quanto il rapporto con la massa è duale, diaidico, binario
- Freud parla di "suggestione" a proposito del legame tra i membri del gruppo e il leader
- Si può pensare al rapporto terapeutico nei termini di terapeuta/leader e paziente/massa
Leggi tutto...
Lunedì 30 Novembre 2009 20:03
Massimo Ferrari
Articoli
I pionieri del lavoro coi gruppi (senza teoria della tecnica)
- Joseph Pratt, che nel 1904 curava i suoi tubercolotici con riunioni periodiche, più tardi l'utilizzò anche con pazienti psichiatrici
- Cody Marsch che tentò di applicare i metodi di Pratt anche con gruppi molto ampi con l'uso di altoparlanti per poter comunicare con tutti i ricoverati. Anticipò le comunità terapeutiche
- Edwrd Lazell che utilizzò in un ospedale di Washington la conferenza come strumento terapeutico con schizofrenici
I gruppi psicoanalitici
Negli anni trenta, dopo la prima esperienza di Trigant Burrow, è lui che nel 1925 conia la dizione di "analisi di gruppo" (The social basis of consciousness,1927) i principali orientamenti furono definiti come analisi in/ di/ mediante il gruppo. Oggi le differenze sono più lievi ma utili a scopo didattico.
- L'analisi in gruppo: è in totale continuità con la psicoanalisi classica e pensa al gruppo come un altro luogo dove praticare la psicoanalisi
- L'analisi di gruppo: fondata da Wilfred Bion a partire dall'esperienza ospedale psichiatrico militare inglese di Northfield, insieme a Foulkes (pensato tenendo conto delle innovazioni introdotte in psicoanalisi da Melanie Klein), che riconosce una specifica dimensione psichica al gruppo, cioè lo concepisce come oggetto della psicoanalisi (grande diffusione in Europa occidentale e America del Sud).
- L'analisi mediante il gruppo: nasce da una precisa scelta teorico-clinica del suo fondatore S.H. Foulkes,(1898-1976) (influenzato dalla teoria delle reti matriciali neurologiche di Goldstein, dalla teoria psicologica della Gestalt e dagli scritti di Burrows) che alla fine caratterizzò tanto il suo modello da non considerarlo come un'applicazione psicoanalitica ma una pratica clinica congruente con una concezione matriciale della mente (plexus) e multipersonale della nevrosi (ultimo libro: La psicoterapia gruppoanalitica:Metodo e principi, 1967). "La psicoterapia gruppoanalitica è un metodo di psicoterapia da me iniziato sin dal 1940 nella pratica psichiatrica e nelle cliniche per pazienti esterni. Deriva ed è ispirato dalle mie esperienze come psicoanalista ma non è psicoanalisi degli individui in un gruppo. Neppure è un trattamento psicologico di un gruppo da parte di una psicoanalista. E' una forma di psicoterapia praticata dal gruppo nei confronti del gruppo, ivi incluso il suo conduttore. Donde il nome psicoterapia gruppo/analitica"
Leggi tutto...
Lunedì 30 Novembre 2009 17:39
Loredana Boscolo
Articoli
Presenteremo alcuni passaggi significativi di una psicoterapia di gruppo familiare realizzata in un servizio di Neuropsichiatria infantile di USL del Veneto.
L'invio del bambino al servizio viene fatto dalla Clinica Pediatrica di Padova per visita neuropsichiatrica per ritardo del linguaggio e disturbi del comportamento. Dagli accertamenti psichiatrici e dalle osservazioni logopediche emergeva un quadro clinico di "Disarmonia Evolutiva su base affettivo-relazionale". L'esame neurologico e la Valutazione audiometrica erano negativi.
Viene chiesto a noi di poter fare dei colloqui psicologici in quanto la situazione familiare ci veniva presentata violenta, con continui litigi tra i coniugi, sia sull'inadeguatezza di accudire Marco e il fratello e sia sull'organizzazione delle cose quotidiane. Inoltre Marco non aveva ancora raggiunto il controllo sfinterico e dormiva con la madre prendendo il posto del padre. Il padre a sua volta dormiva nel letto di Marco.
Leggi tutto...
Giovedì 05 Novembre 2009 00:00
Daniela Serantoni
Articoli
L’ottica del dipartimento, nonostante rappresenti un passaggio fondamentale per le organizzazioni sanitarie deputate alla cura della salute mentale, non coincide con la somma dei servizi preesistenti, ma richiede un cambiamento radicale del modo in cui gli operatori si identificano in un’organizzazione che avendo allargato i suoi confini diviene più complessa.
L’integrazione è opera faticosa perché impone di ripensare alla propria pratica e talvolta di mettere in discussione quello che si riteneva un patrimonio consolidato, necessita di approcci e strumenti complessi volti ad un’unica funzione comune (prevenzione, diagnosi, contenimento, trattamento/cura , riabilitazione e promozione della salute mentale nel contesto territoriale di competenza) pur riconoscendo e mantenendo compiti specifici. Affinché il sistema funzioni, assolva il suo mandato, è necessario che le interazioni abbiano carattere di regolarità e siano in grado di fornire sufficienti informazioni ed input: solo l’interazione crea un’entità che è superiore, per funzioni e compiti, alla mera somma delle parti che lo compongono.
Il Dipartimento di salute mentale di Jesi è organizzato in strutture operative che garantiscono la continuità terapeutica e l’unitarietà degli interventi curativi e riabilitativi quali strutture ambulatoriali, di ricovero, residenziali, semiresidenziali e di promozione della salute mentale.
Leggi tutto...
Venerdì 09 Ottobre 2009 00:00
Ramona Di Muro, Marco Sancini, Claudio Aurigemma
Articoli
Nel presente lavoro prendiamo in considerazione un intervento di psicoterapia di gruppo all’interno di un Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC). Abbiamo deciso di utilizzare questa tecnica, poiché riteniamo che il gruppo, nonostante l’urgenza e la brevità dell’intervento, sia un valido strumento che integri la qualità delle cure offerte. Il gruppo rappresenta uno spazio dove le emozioni invasive, distruttive, incapaci di essere assimilate e contenute trovano un luogo, un contenitore, che le accoglie. Esso fornisce riparo ma anche la possibilità di riflettere su se stessi e di ritrovare la capacità di rimettersi in cammino.
Leggi tutto...
Giovedì 24 Settembre 2009 01:00
Daniela Barazzoni
Articoli
L’intento di questo lavoro è quello di analizzare e riflettere sul processo che si è sviluppato durante la realizzazione del progetto di prevenzione promosso dal DDP ( Dipartimento Dipendenze Patologiche) di Senigallia in un CSOA (Centro Sociale Autogestito) della stessa città nel periodo compreso tra il 2008 e il 2009, nel corso di 8 mesi di lavoro.
Il progetto, nella sua elaborazione e realizzazione, ha utilizzato l’approccio teorico concettuale e le metodologie della concezione operativa ; per la riflessione e la elaborazione si farà riferimento ai contributi delle teorie elaborate da M .Foucault e dal movimento femminista fino a J. Butler.
Leggi tutto...
Lunedì 13 Luglio 2009 00:00
Stefano Bonifazi
Articoli
PRESENTAZIONE: Nel mio lavoro di psichiatra, alle dipendenze del Servizio sanitario pubblico nella Regione Marche, in una attività territoriale prima (nella ZT 10 di Camerino - MC) e ospedaliera poi (nella ZT 5 Jesi - AN) ho avuto l’onore e la fortuna di incontrare nel mio cammino professionale, sotto la loro attività di supervisione e per oltre dieci anni, il prof. Armando Bauleo e il prof. Alfredo Canevaro; all’interno di percorsi formativi e di miglioramento della qualità. Ho così avuto modo di apprendere e sperimentare tecniche terapeutiche diverse, tra cui il coordinamento dei Gruppi Multi familiari (GMF); come aspirante terapeuta prima - quando mi limitavo ad osservare e qualche volta intervenire - e poi, via via, debuttante, principiante, artista in erba..
La vecchia collaborazione con Massimo Mari, gli insegnamenti della scuola Bléger di Rimini diretta da Leonardo Montecchi, le supervisioni dei prof. Bauleo e Canevaro, hanno migliorato la mia esperienza nelle attività di gruppo. In relazione a questo, con riferimento particolare ai GMF, nascono alcune considerazioni che vengono proposte in una prospettiva sociologica e forse filosofica; questo non per retorica, ma solo per tributo al filosofo Prof. Pietro Maria Toesca la cui lettura mi ha suggerito alcune riflessioni ricombinate in una prospettiva diversa.
PAROLE CHIAVE (Key Word): Cittadinanza, civitas, democrazia, emarginazione, disagio, libertà, ordinamento sociale, partecipazione, politica, prevenzione, sviluppo della persona umana, stigma, urbs.
Leggi tutto...
|
|